CONTRATTI PUBBLICO IMPIEGO: LA CORTE DEI CONTI DA' I NUMERI

Nello stesso calderone tutte le varie tipologie di personale presente nel comparto

La Corte dei Conti, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato, denuncia che il rinnovo dei contratti pubblici per il biennio 2004-2005 ha comportato un aumento complessivo dei redditi superiore all’inflazione sfiorando incrementi del 9% e, nel contempo, non si è verificata alcuna significativa riduzione delle unità lavorative facendo così saltare i conti sugli effetti economici dei rinnovi contrattuali.

 


Per cui, secondo il relatore della Corte dei Conti Balsamo, bisogna cambiare il metodo con cui determinare le risorse per i rinnovi contrattuali: riduzione degli incrementi retributivi e il loro aggancio all’incremento della produttività.



Premesso che gli incrementi contrattuali del passato biennio economico (come del resto anche quelli che verranno nell’attuale) sono arrivati dopo due anni dalla scadenza del contratto e sotto forma di arretrati che hanno gravato in modo non corretto sui conti del 2006, i costi del personale del Pubblico Impiego non possono essere valutati gettando nel calderone tutte le varie tipologie di personale presente nel comparto.



Su un totale di 2.250.000 dipendenti pubblici il personale contrattualizzato rappresenta il 78,4% e incide per il 76,4% sui costi del personale pubblico mentre quello non contrattualizzato (Polizia, Forze Armate, Magistratura, Diplomatici e Prefetti) conta per il 21,6% del personale e incide nei costi per il 23,6%.

 


Salta agli occhi in questo quadro il peso della magistratura che a fronte di 10.627 unità (pari allo 0,5% del personale totale) ha un costo di 1.609.395.712 euro (pari all’1,5% dei costi per il personale pubblico).

 


Quanto all’andamento del personale dobbiamo registrare una diminuzione complessiva del personale contrattualizzato, che negli 2001-2005 ha subito una contrazione di 24.099 unità con punte di 14.961 unità in meno nei comparti Ministeri, Presidenza del Consiglio e Agenzie Fiscali; mentre per il personale non contrattualizzato assistiamo ad un incremento di 17.625 unità nello stesso periodo.

Queste considerazioni, per quanto superficiali e limitate, dovrebbero indurre la Corte dei Conti a correggere il tiro rispetto ai (cattivi) “consigli” per i rinnovi contrattuali e la gestione del personale. I carichi di lavoro per effetto della riduzione del personale contrattualizzato sono già alti nei comparti pubblici; la presenza di precari nella pubblica amministrazione ha raggiunto livelli inusitati (245.431 nel 2005 secondo la Ragioneria Generale dello Stato) mentre invece si dovrebbe procedere alla stabilizzazione per tutti. Per quanto poi riguarda le retribuzioni, è innegabile la perdita del potere di acquisto dei salari pubblici, che in assenza di qualsiasi meccanismo di adeguamento all’inflazione sono ormai sulla soglia di povertà.