Sciopero CUB 13 luglio. News

Nazionale -

 

 

 

 

14 luglio 2007 - Il Manifesto

In centinaia al corteo milanese, «per un immediato cambio di rotta»
Sindacati di base in sciopero

(S.F.) Milano - Pensioni, ma non solo. Il sindacalismo di base sceso ieri in piazza a Milano per lo sciopero generale (che ha coinvolto tutte le categorie ad eccezione di sanità, trasporti ferroviari e aeroportuali) ha dato una sonora bocciatura all'intera politica sociale del governo Prodi. Non risparmiando neppure i sindacati confederali, «sempre pronti a firmare tutto».
Centinaia di persone hanno sfilato lungo il corteo che, sotto la canicola, ha percorso le vie del centro storico milanese. Mentre contemporaneamente a Roma, di fronte al ministero dell'Economia, si allestiva il «panzanella party». Tipico piatto povero della tradizione gastronomica italiana, «l'unico rimasto alla portata di precari e pensionati».
Perchè si vuole aumentare l'età pensionabile sulla base di previsioni catastrofiche che si basano su dati falsi, dicono i lavoratori. Mentre loro chiedono il diritto alla pensione con 35 anni di contributi, oltre ad una rivalutazione degli importi del 2% annuo. E ancora, il sindacalismo di base dice «no allo scippo del Tfr con il meccanismo del silenzio assenso», e chiede lavoro stabile e reddito per tutti con la completa cancellazione delle tipologie contrattuali oggi previste dal pacchetto Treu e dalla legge 30. La riforma del sistema previdenziale è comunque il tema più gettonato, tra lavoratori e pensionati che procedono lungo il corteo. Non vogliono sentir parlare di conflitto generazionale. «Il vero problema è che i giovani sono precari - dice Ferdinando, pensionato di 59 anni - In più, se si abbassano i rendimenti, che pensione potranno avere?». E anche sui lavori usuranti, hanno qualcosa da dire. Come Maria, Carla e Cinzia, tutte dipendenti di imprese di pulizie del milanese, e tutte vicino all'età della pensione. Raccontano di un «lavoro faticoso, usurante, e neppure gratificante». Con le imprese di pulimento che cercano di risparmiare riducendo le ore di lavoro (e quindi il loro salario), «e a fronte di una mole di lavoro che resta sempre la stessa». Cinzia per esempio, «assunta a due ore e mezzo, ma non per scelta, e con la prospettiva di un aumento. E invece niente, mentre il lavoro aumenta».
Apre il corteo lo striscione della Cub, il maggiore dei sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero generale (Sdl, Al Cobas, Unicobas e Usi). «Siamo scesi in piazza perchè non ne possiamo più della politica sociale di questo governo e perchè i cani da guardia del liberalismo sfrenato, come Padoa Schioppa, vogliono condannare alla miseria, al lavoro precario e a pensioni non degne milioni di lavoratori» dichiara Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub.
Eterni signornò? «Non è questione di fare i signornò, ma di riconquistare i diritti negati - dice Rosella, 42 anni, delegata sindacale in Regione - Riconquistare almeno il riconquistabile, noi ci proviamo anche se la legge sulla rappresentanza non ci aiuta affatto».


14 luglio 2007 - Liberazione

Previdenza pubblica, sciopero Cub

Sciopero generale con corteo nazionale a Milano e migliaia di persone in piazza ieri. Questa l'iniziativa dei sindacati Cub, Sdl, Al Cobas e Usi per protestare contro la politica sociale del Governo «che vessa lavoratori, pensionati e precari» e per chiedere un rilancio della previdenza pubblica, che garantisca «lavoro stabile e reddito per tutti, diritti alle pensioni con 35 anni di contributi». Critiche anche a Cgil Cisl Uil: «I lavoratori - sostiene la Cub - si sono accorti dell'inutilità di queste organizzazioni, sempre pronte a firmare quello che darà il Governo».


14 luglio 2007 - La Gazzetta di Reggio

«L’astensione dal lavoro è riuscita»
Il bilancio della confederazione di base sulla vertenza Act

Reggio E. - Cinquanta per cento di adesioni al mattino, 95% nel pomeriggio. Questo il bilancio dell’altro sciopero in programma ieri, quello generale di 8 ore indetto dalla Cub, la confederazione unitaria di base. Particolarmente sentita la vertenza ormai annosa in atto all’interno dell’Act, l’azienda consorziale Trasporti. Una vertenza nell’ambito della quale i lavoratori hanno già manifestato i loro disagi negli scioperi del 30 marzo, 20 aprile e primo giugno. «Con il quarto sciopero - dice una nota della Cub - il personale addetto ai trasporti torna a chiedere alla direzione aziendale di rispondere alle loro richieste perché venga rinnovato il contratto aziendale, scaduto da oltre sette mesi. In particolare richiedono la garanzia del contratto aziendale, che permetterebbe ai lavoratori dei trasporti pubblici reggiani un’equiparazione alle altre aziende del settore e di non risentire del costo della privatizzazione del sistema trasporti.
A tutt’oggi però la Cub ha solo riscontrato un atteggiamento non disponibile da parte della direzione aziendale, che per ostacolare l’agitazione ha sostituito i dipendenti in sciopero con altri». I sindacati, pur scusandosi con i cittadini che hanno pieno diritto alla mobilità, ritengono che «le responsabilità siano anche della controparte aziendale e la invitano ad un incontro insieme ai lavoratori per ricercare una soluzione». Inoltre, i lavoratori ribadiscono la necessità «di poter gestire e tutelare i loro diritti in favore della democrazia sindacale e lottare contro gli accordi esclusivi tra datori di lavoro e sindacati concertativi dopo quindici anni di impoverimento e precarietà».(a.l.r.)


14 luglio 2007 - Il Gazzettino

ROSÀ. Fra i dipendenti e manifestanti-Comitato di S. Pietro
Tensione alla Zincheria per lo sciopero dei Cub
di Silvano Bordignon

Rosà - Momenti di tensione ieri mattina davanti alla Zincheria Valbrenta in via Pacelli a San Pietro di Rosà. Un gruppo di scioperanti dei Cub, Comitati unitari di base, in occasione della giornata nazionale di sciopero proclamata dalla categoria per le pensioni, il precariato, si sono ammassati davanti ai cancelli dell'azienda fin dalle 5.30 di mattina, impedendo l'accesso fino alle ore 8.05 degli addetti della azienda stessa. Dopo aver lasciato la Zincheria il gruppo si è spostato a Bassano in via Marinali, davanti al Tribunale, dove ha sostato per circa due ore. Al gruppo si sono uniti alcuni componenti del Comitato di San Pietro, con il presidente Stefano Zulian, il vicepresidente Daniele Pasinato, il portavoce Lorenzo Signori. Tra gli scioperanti dei Cub anche Germano Raniero uno dei coordinatori provinciali. La presenza dei Cub davanti alla Zincheria non è stata ben accolta dai dipendenti della stessa, i quali hanno incominciato a protestare vivacemente. Sul posto sono intervenuti, per evitare disordini, carabinieri e polizia. Gli animi erano davvero esacerbati; sono volate anche minacce reciproche.
Ma come mai i Cub hanno voluto protestare a San Pietro di Rosà?
"Invece di andare a Milano, a Roma a manifestare in piazza, abbiamo preferito segnalare con la nostra presenza una situazione che va cambiata, dando sostegno ad un comitato di cui condividiamo la lotta", ha riferito uno dei partecipanti. Il picchetto davanti alla Zincheria sarebbe stato giustificato sul piano legale proprio dalla proclamazione dello sciopero nazionale, che appunto darebbe il diritto a manifestare in luoghi pubblici, come una strada davanti ad una azienda. La speranza dei manifestanti era di coinvolgere addetti della Zincheria nella manifestazione. Ed invece nessuno ha voluto aderire. La famiglia Bordignon, titolare della ditta, emetteva un comunicato nel quale, pur dicendo condivisibili i temi della protesta dei Cub, li definisce "lontani dalla realtà degli operai della zincheria, che infatti hanno deciso di non badare alle proteste e di recarsi al lavoro. Nessun altra azienda della pur estesa zona industriale di Rosà è stata interessata da questi disordini. Il perché? Gli stessi manifesti evidenziano che si tratta di una manifestazione organizzata dal Presidio di San Pietro. Di positivo per l'azienda c'è stato il rafforzarsi della solidarietà interna con gli operai schierati con i titolari nel protestare perché veniva impedito il diritto di scegliere se scioperare o no. L'azienda pagherà comunque le ore di lavoro perse stamattina".

Venezia. Lo sciopero nazionale indetto ieri da Rdb-cub...

Venezia. Lo sciopero nazionale indetto ieri da Rdb-cub ha creato i soliti disagi su vaporetti e autobus dell'Actv. Tanta la gente che si è lamentata per le corse saltate, soprattutto nella città d'acqua. Va detto che a indire lo sciopero era stata soltanto una sigla sindacale, Rdb-cub appunto. Inoltre l'orario dell'agitazione - dalle 9.30 alle 16.30 - era studiato ad hoc per non colpire i pendolari. La partecipazione allo sciopero, poi, non è stata altissima: il 13,2% del personale addetto alla navigazione; il 14,9% di quello addetto all'automobilistico. Questo secondo i dati raccolti, alla fine dell'agitazione, dalla stessa Actv. Dati che, a sentire il sindacato, vengono sempre arrotondati per difetto. Non solo, Rdb-cub stavolta accusa l'azienda anche di aver comandato soprattutto i propri iscritti nei servizi minimi garantiti, quelli di collegamento con le isole, abbassando così ulteriormente la partecipazione allo sciopero.
In ogni caso, si diceva, non sono mancate le lamentele. Molti passeggeri hanno telefonato anche in redazione per protestare per le corse saltate. I disagi, come sempre, si sono protratti oltre le sette ore. Visto infatti che la fascia indicata riguardava gli orari di arrivo e partenza dei mezzi dai depositi, le corse sono cominciare a saltare ben prima dell'inizio dell'agitazione e il servizio è tornato nella normalità anche dopo mezz'ora la sua fine. «La comunicazione era stata data con largo anticipo - sottolinea Actv - e la gente si è organizzata per tempo. Non c'è stata calca alle biglietterie, né situazioni di disagio particolari».


14 luglio 2007 - La Sicilia

Ragusa. Anche la segreteria provinciale dell'Isa ha aderito allo sciopero...

Ragusa - (g.l.) Anche la segreteria provinciale dell'Isa ha aderito allo sciopero generale di ieri indetto dalla Cub in Sicilia. «Abbiamo ritenuto opportuno fare questa scelta - dice il segretario provniciale del sindacato autonomo, Carmelo Cassia - in quanto diciamo no all'aumento dell'età pensionabile e pretendiamo il diritto alla pensione con 35 anni di contributi, al calcolo per tutti al 2% annuo sulle ultime retribuzioni, rivalutazione automatica all'aumento del costo della vita e alla dinamica salariale e quindi al recupero della perdita del potere d'acquisto. Inolte, diciamo sempre no allo scippo del tfr con il silenzio assenso. Vogliono far pagare ai lavoratori, pensionati e precari l'aumento dei profitti, l'evasione fiscale e la speculazione finanziaria».


14 luglio 2007 - La Nuova Venezia

Sciopero Cub, adesioni del 13%. Il caso: «bloccata» motonave
Nuovo approdo della Certosa i confederali attaccano l’Actv
di Egidio Comelli

Venezia - Sciopero, ieri, dei mezzi di trasporto pubblico indetto dai RdB-Cub. Per i servizi di navigazione - secondo Actv - ha aderito solo il 13,2% dei lavoratori. Sono stati garantiti i «servizi minimi» ma non sono mancate le proteste. Quella più plateale all’approdo della motonave LN del Lido, dove un anziano ha impedito per mezz’ora la partenza della «Poveglia» verso il deposito, pretendendo di essere portato a Punta Sabbioni. In generale le linee 1, 12, 17, 82, 41, 42, 51 e 52 hanno funzionato o con minore frequenza o con percorsi ridotti. Per quanto riguarda i servizi automobilistici l’adesione dei lavoratori allo sciopero è stato del 14,9%.
Intanto il nuovo approdo della Certosa ha attirato la critica di Cgil, Cisl e Uil. Ai sindacati non è piaciuta la scelta dell’azienda di comprendere tale fermata nelle linee 41 e 42 senza modificare i tempi di percorrenza, con il rischio quindi di poter creare disagi e ritardi ai viaggiatori. Secondo quest’ultimi la decisione presa dall’azienda dall’aziendadi trasporto pubblico veneziana può provocare ritardi anche di 10 o 15 minuti rispetto gli orari comunicati al pubblico. Gli stessi poi lamentano il fatto di non essere stati consultati e criticano anche la scelta di non avere comunicato ai veneziani le conseguenze di tale scelta sugli orari di percorrenza, di partenza e di arrivo dei mezzi. Secondo i sindacati la suddetta fermata dovrebbe essere sospesa perché non risulta fare parte dei «servizi minimi» e non ricopre nessuna caratteristica di «pubblico servizio». Richiesta formalmente inoltrata lo scorso 12 luglio agli assessori ai Trasporti di Comune, Provincia e Regione e al direttore di Actv. L’azienda di trasporto afferma invece che non c’è il rischio di ritardi. I tempi di percorrenza delle linee di navigazione 41 e 42 non sono stati modificati perchè ritenuti adeguati a comprendere anche questa nuova fermata. In passato si era verificato che alcuni battelli accumulassero un anticipo sui tempi di percorrenza, che li costringeva ad approdare e partire prima dell’orario stabilito. Come rimedio era stata trovata una soluzione: i battelli, in caso fossero in anticipo sugli tempi di percorrenza e approdo stabiliti, avrebbero prolungato la fermata il tempo necessario per annullare l’anticipo accumulato.


14 luglio 2007 - Il Giorno

SORPRESA NEGLI UFFICI DECENTRATI
di MASSIMILIANO MINGOIA

MILANO — SEDI DELL’ANAGRAFE con le porte sbarrate. Il cartello che recita: «Sciopero dei dipendenti comunali». La rabbia dei cittadini. Una scena che ieri si è ripetuta decine di volte. Un disagio provocato dallo sciopero generale indetto dalla Cub, la Confederazione unitaria di base, al quale hanno aderito anche Sdl-Intercategoriale, Al Cobas e Usi. Nel mirino degli scioperanti, la politica sociale del Governo «che vessa lavoratori, pensionati e precari». Centinaia i manifestanti che hanno urlato slogan anti-governativi nel corso del corteo che si è svolto da piazza Cairoli a piazza San Babila.
MENTRE I SINDACATI di base protestavano, però, i cittadini imprecavano. Dove? Davanti alle tre sedi dell’anagrafe (viale Tibaldi, viale Legioni Romane e piazza Stovani) rimate chiuse a causa dello sciopero. «Non c’è stato nessun annuncio, nessuna informazione, non è possibile trattare così i cittadini», protestava una signora, ieri mattina, davanti alla porta sbarrata di una sede dell’anagrafe. E un’altra, ancora più arrabbiata, si chiedeva polemicamente «come mai lo sciopero cade di venerdì, proprio a ridosso di un weekend estivo?».
POLEMICHE a parte, a chi serviva con urgenza un certificato, non è restato altro da fare che cercare una delle cinque sedi dell’anagrafe rimaste aperte — riferisce l’amministrazione comunale — nonostante l’agitazione sindacale: via Larga, via Padova, viale Ungheria, via Quarenghi e via Bovisasca. Per fronteggiare i disagi, dall’assessorato ai Servizi civici guidato da Stefano Pilliteri fanno sapere che il personale nella sede centrale di via Larga è stato potenziato con dipendenti comunali che di solito svolgono mansioni in altri uffici e non negli sportelli dell’anagrafe. Pillitteri, dal canto suo, non vuol fare alcuna polemica con i dipendenti comunali che ieri non hanno lavorato: «Lo sciopero è un diritto».
IL LEADER del Sdl-Intercategoriale, Antonio Barbato, parla di «un’adesione allo sciopero che ha raggiunto il 60-70 per cento dei dipendenti comunali e che ha coinvolto non solo le sedi dell’anagrafe, ma la polizia locale, i centri estivi e i servizi sociali». Agitazione «politica», rivolta in particolare contro «la riforma delle pensioni voluta dal Governo Prodi, il gioco sporco contro le famiglie sul fronte del Tfr, l’aumento ridicolo delle pensioni minime, il precariato che ancora impera nell’amministrazione comunale». Obiettivi chiari, eppure qualche cittadino insinua che lo sciopero di venerdì sia servito solo ad allungare il weekend agli scioperanti. Barbato replica: «Nessun fine settimana lungo. Chi ha scioperato ha partecipato al corteo di protesta in centro». La manifestazione, la cui colonna sonora è stata «Ma il cielo è sempre più blu» di Rino Gaetano, ha chiesto un «immediato cambio di rotta al Governo». Non sono state risparmiate neanche Cgil, Cisl e Uil: «I lavoratori si sono accorti dell’inutilità di queste organizzazioni, trattate a pesci in faccia ma sempre pronte a firmare quello che offre il Governo».


13 luglio 2007 - Ansa

DPEF: SCIOPERO CUB, LAVORATORI IN CORTEO A MILANO

(ANSA) - MILANO, 13 LUG - Sono scesi in piazza per protestare contro la politica sociale del Governo «che vessa lavoratori, pensionati e precari» e per chiedere un rilancio della previdenza pubblica, che garantisca «lavoro stabile e reddito per tutti, diritti alle pensioni con 35 anni di contributi». Centinaia di lavoratori hanno partecipato, oggi a Milano, al corteo nazionale organizzato in occasione dello sciopero generale indetto dalla Cub,la Confederazione unitaria di base. All'astensione dal lavoro, che ha interessato tutte le categorie tranne quella sanitaria e dei trasporti ferroviari e aeroportuali, hanno aderito anche Sdl, Al Cobas e Usi. Con le bandiere del sindacato di base che sventolavano, i fischietti in bocca e le note di 'Ma il cielo è sempre più blù di Rino Gaetano come colonna sonora, i lavoratori hanno invaso le vie centrali della città per invitare il Governo a un «immediato cambio di rotta». «Siamo scesi in piazza - ha detto il coordinatore nazionale della Cub, Piergiorgio Tiboni - perchè non ne possiamo più della politica sociale di questo Governo e perchè i cani da guardia del liberalismo sfrenato, come Padoa-Schioppa, vogliono condannare alla miseria, al lavoro precario, a pensioni non degne di milioni di lavoratori». Oltre a protestare contro il Governo, la Cub ha criticato anche a Cgil, Cisl e Uil: «Anche i lavoratori si sono accorti dell'inutilità di queste organizzazioni che vengono trattate ogni giorno a pesci in faccia e sono sempre pronte a firmare quello che darà il Governo, perchè quello è il loro ossigeno».


13 luglio 2007 - Omniroma

PENSIONI, PRESIDIO-«PANZANELLA PARTY» RDB A MINISTERO ECONOMIA

(OMNIROMA) Roma, 13 lug - Un «Panzanella Party» con tanto di banchetti dove si distribuivano fette di pane con pomodoro, olio e basilico si è tenuto questa mattina davanti al ministero dell'Economia in via XX Settembre per protestare contro «la riforma delle pensioni, lo scippo del Tfr e per dire no alla modifica dei coefficienti». La protesta, a cui hanno partecipato circa 300 persone, era stata organizzata dalle Rdb-Cub e SdL in concomitanza con la manifestazione di Milano indetta dagli stessi sindacati di base. «Quella di oggi a Roma è una presenza simbolica per dare un segnale al governo che si appresta a varare la riforma delle pensioni - ha detto Emidia Papi delle Rdb Cub - chiediamo il ritorno al sistema pensionistico retributivo perché ha un carattere più solidale rispetto all'attuale sistema contributivo. Non devono essere toccati i coefficienti per il calcolo pensionistico. Inoltre, denunciamo l'ipocrisia di chi vuole introdurre il sistema degli scalini, come vorrebbe fare Prodi, facendo finta di non sapere che i casi di aziende che mettono in mobilità i lavoratori che hanno quasi maturato la pensione, sono innumerevoli. Per non parlare del vergognoso aumento delle pensioni minime che corrisponde ad un euro al giorno». Intorno alle 13 il presidio si è sciolto.


13 luglio 2007 - Il Manifesto

Intervista a Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub. Oggi sciopero generale
«Sarà lunga, ma senza rassegnazione»

(Fr. Pi.) Piergiorgio Tiboni è coordinatore nazionale Cub (il maggiore dei 4 sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero generale di oggi).
Dove pensi che vada a parare tutta la discussione sulle pensioni?
E' una situazione che si trascina da mesi. Abbiamo avuto l'esperienza di partecipare ai tavoli ed è andata sempre così: si leggevano delle cose più o meno strampalate sui giornali e a palazzo Chigi non veniva detto assolutamente niente. Non ho mai capito perché due mesi fa Cgil, Cisl e Uil non abbiano deciso di andar via dal tavolo e prendere delle iniziative di lotta. Che non prendano troppo sul serio le proposte della Cub, lo posso anche capire; ma che dei rappresentanti sindacali si facciano trattare così, non ci riesco proprio. Non c'è nessuna trattativa; tutto avviene fuori, ci sono messaggi che partono da Confindustria, tesoro, Europa, partiti... C'è una combriccola di banchieri che si tengono tra di loro. Non se ne può più che questi impongano delle condizioni sociali solo perché loro hanno un simulacro di conti macroeconomici da salvaguardare.
C'è il pericolo di rassegnazione?
Non è più così da 8-10 mesi. Già il nostro sciopero del 17 novembre aveva avuto una partecipazione importante nei settori industriali. La sensazione di oggi è che ci sia un grande consenso intorno alle proproste che presentiamo, e credo che ci sarà anche una buona partecipazione allo sciopero. Il clima non è così disgregato come dicono. Certo, fatti clamorosi son difficili; ma c'è una ripresa costante di iniziativa.
La «Commissione» ha vietato lo sciopero per le categorie più visibili, come i trasporti pubblici...
Si chiama «Commissione di garanzia», in realtà è un tribunale speciale che tenta di impedire ai lavoratori l'esercizio del diritto di sciopero. Che è poi l'unico strumento che hanno a disposizione per far valere il proprio punto di vista e gli interessi. Negare il diritto di sciopero è come legare a un pugile le mani dietro la schiena e lasciar l'altro libero di picchiare a sangue.
Milano è un epicentro della questione settentrionale, del rapporto della gente nella politica...
Secondo noi abbiamo «girato la boa» di una fase in cui i lavoratori subivano senza ragionare. Hanno provato di tutto: con La Lega, con Forza Italia, poi anche con «il generale» Prodi. Adesso mi pare che stia emergendo l'idea - vedi Vicenza o la NoTav - che le persone sono in grado di affrontare i propri problemi. Hanno «ritirato la delega» e criticano quella politica di chi pensa che, avendo preso il voto, è autorizzato a fare quel che gli pare. Questo non esiste più, neppure per il sindacato. Naturalmente, i tempi per una «ripresa» non sono brevi. Siamo di fronte a un'offensiva mediatica e culturale pazzesca. Guarda sulle pensioni: girano un sacco di menzogne, veicolate senza obiezioni. Purtroppo i lavoratori hanno problemi di rappresentanza anche sul piano politico. La finanziaria dà all'Inps 5 miliardi in più l'anno. E vengono dai lavoratori dipendenti. Se volessimo fare davvero la lotta all'evasione fiscale e contributiva ci sarebbe di che raddoppiarle, le pensioni.


13 luglio 2007 - L'Unità

Prodi assicura: la soluzione è pronta
Damiano: «Obiettivo chiudere entro l’estate». Un altro passo: la riforma degli ammortizzatori sociali
di Felicia Masocco

Roma - CHIUDERE La proposta per modificare lo scalone è pronta, oggi se ne discuterà in Consiglio dei ministri e sarà un primo banco di prova per la maggioranza. Se non ci saranno distanze incolmabili, la convocazione di sindacati e imprese potrebbe arrivare per
l’inizio della prossima settimana. «L’obiettivo è chiudere entro l’estate», ha detto il ministro del Lavoro. Scalini e quote, con l’esclusione dei lavori usuranti: questo lo schema della mediazione di Romano Prodi per superare lo scalone giudicato «iniquo», cui «si troverà una soluzione ma a condizione di mantenere l’equilibrio finanziario del sistema», ha detto incontrando una ventina di parlamentari delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, i tempi per una proposta «sono maturi».
È stata la riposta al pressing dei sindacati. «L’accordo è possibile, è nelle mani di Prodi» aveva detto il leader della Cgil», Guglielmo Epifani. «Di solito gli assist si raccolgono», ha invece riposto il premier a chi lo interpellava sul sollecito di Raffaele Bonanni a fare «in fretta prima che arrivi la tempesta e le scialuppe non potranno più navigare».
Restano infatti agitate le acque della maggioranza, e tra Rifondazione comunista e il sindacato. Dopo aver invitato i partiti a stare fuori della trattativa, ieri Epifani è stato più preciso: «Rifondazione comunista si fermi un secondo», «ci ha chiesto di incontrarci, noi per cortesia lo abbiamo fatto». Ora, ha continuato, ci sia «la prerogativa di dire, di parlare quando c’è l’accordo, se dobbiamo provare a farlo». Insomma, si lasci al sindacato il compito del sindacato senza ipoteche politiche di sorta. «Non abbiamo particolari problemi di protagonismo egocentrico, abbiamo solo il problema di dare corso al programma su cui siamo stati eletti», è stata la replica del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. «Non c’è nessun problema con la Cgil» neanche per il segretario di Prc, Franco Giordano «confidiamo che la trattativa sindacale possa ottenere un risultato che sia in sintonia con il programma», afferma.
Non aspetta invece la Cub, per oggi i sindacati di base hanno proclamato uno sciopero generale con manifestazione a Milano, contro le linee di intervento che si sono intraviste. Non piacciono neanche a Giorgio Cremaschi, leader di Rete 28 aprile che in Cgil, guida il dissenso: «Se i giornali anticipano effettivamente le posizioni di Prodi sulle pensioni, bisogna dire che esse sono inaccettabili». Quota 96-97 significa «che l’età pensionabile viene elevata a 61 o addirittura 62 anni. Peggio dello scalone Maroni».
Si vedrà nelle prossime ore. Intanto nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi sono arrivati i ministri Cesare Damiano e Tommaso Padoa-Schioppa, un vertice con il premier per fare il punto sulle misure da prendere. Poi il titolare del Lavoro è tornato al suo ministero per illustrare a sindacati e imprese il documento sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Interventi per 900 milioni di euro: 700 per gli ammortizzatori e 200 per la totalizzazione dei contributi ed il riscatto della laurea. «Il governo decide per la prima volta di stanziare importanti risorse per migliorare la tutela dei disoccupati», ha detto Damiano. Viene migliorata, tra l’altro, l’indennità di disoccupazione che sarà portata a 8 mesi per gli infracinquantenni e a 12 mesi per gli over-50 con un’indennità pari al 60% dell’ultima retribuzione per i primi sei mesi, al 50% dal settimo all’ottavo mese e al 40% per gli eventuali mesi successivi.
Dai sindacati un primo giudizio positivo, ma con alcune riserve sull’utilizzo degli ammortizzatori per gli assunti a termine e sulla contribuzione figurativa per l’indennità di maternità e i congedi parentali per i co.co.co. «L’impianto della riforma è condivisibile - ha detto il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni - ma il percorso non è ancora concluso». Dello stesso tenore le valutazioni di Giorgio Santini (Cisl) e Fabio Canapa (Uil). Più critica la Confindustria che tuttavia dirà la sua al termine perché «tutto si tiene».


13 luglio 2007 - Il Sole 24 Ore

La concorrenza tra sindacato e sinistra
Epifani: «Prc, un passo indietro»

Sulle pensioni Rifondazionecomunista faccia un passo indietro.
È il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, a pochi giorni dall'incontro con la delegazione del Prc, a tornare sul tema delle interferenze della politica per denunciare come le ripetute minacce di crisi rischino di pregiudicare l'andamento della trattativa che è affidata alle parti sociali e al Governo.
«Rifondazione —ha spiegato Epifani — ha avuto un'attività molto intensa in questa vicenda. Poi ha chiesto di incontrarci, noi per cortesia lo abbiamo fatto, ci siamo visti e in quell'incontro abbiamo chiesto di lasciarci lavorare. Spero che adesso si siano fermati ». Questa nuova sortita di Epifani è un segno tangibile del crescente malessere del sindacato di Corso d'Italia che attende in tempi brevi una proposta del premier sul superamento dello scalone della legge Maroni, e teme che i tempi possano allungarsi anche a causa del pressing di Rifondazione che ancora ieri, per voce del suo segretario Franco Giordano, ha ripetuto: «Non vogliamo la crisi, ma c'è il rischio che il Governo possa cadere sulla trattativa per le pensioni». Morena Piccini, segretaria confederale Cgil, teme che «questa tensione possa rallentare la formulazione della proposta del Governo» e si augura che «il premer presenti una proposta seria, libera da pressioni indebite». Anche perché non è certo un mistero che la stessa Rifondazione sia divisa al proprio interno tra le diverse anime, più o meno disponibili a un accordo. Il comitato politico nazionale del Prc si riunirà a Roma questo week-end, ma parte del Prc è vicina alle posizioni della Fiom, fortemente critica sulle nuove ipotesi al vaglio dell'Esecutivo,mentre numerosi militanti si riconoscono nelle posizioni ancora più radicali dei sindacati di base Cub che hanno indetto per oggi uno sciopero generale proprio contro le linee politiche del governo in tema di riforma previdenziale.
Lo scorso 9 luglio, nell'incontro con Epifani, Giordano si era impegnato a non interferire sul negoziato, facendo capire che se dal tavolo fosse uscito un accordo accettabile le minacce di Rifondazione sarebbero rientrate.
Così ieri Epifani ha invitato Rifondazione ad agire di conseguenza: «Ora ci sia la prerogativa di dire, di parlare quando c'è l'accordo, se dobbiamo provare a farlo». Del resto già nell'ultimo direttivo della Cgil, era emersa dall'ala riformista di Corso d'Italia la richiesta di superare la paura di essere scavalcati a sinistra da Rifondazione, con l'invito ad avere più coraggio nella gestione della trattativa sulle pensioni.
Interpellato sul richiamo di Epifani, Giordano tende a minimizzare: «Epifani? Non c'è un problema tra noi e la Cgil, concordiamo con la loro impostazione generale. Valuteremo l'accordo che eventualmente troveranno con il governo. Ma nell'ambito della maggioranza — aggiunge il leader di Prc — vorremmo concorrere a individuare una soluzione».Ma in vista della proposta del Governo un terreno di scontro è quello dei lavori usuranti, con l'impostazione "operaista" del Prc che viene criticata dalla Cgil che preme affinché vengano esclusi dalla nuova soglia di pensionamento i lavoratori vincolati — come quelli alla catena di montaggio — chi fa i turni di notte in maniera sistematica e i lavoratori in mobilitá a 57 anni: «La categoria operaia è ben più ampia e la sua esclusione ha costi maggiori — sottolinea la Piccinini —. Se passasse questa soluzione, e se a pagarla fossero gli altri lavoratori, non sarebbe certo un buono scambio».(G.Pog.)


13 luglio 2007 - Il Giornale di Vicenza

SCIOPERO. Indetto per oggi dal Cub
Braccia incrociate contro il precariato
di Caterina Zarpellon

Bassano - La confederazione unitaria di base scende in piazza e indice per oggi un’intera giornata di sciopero generale.
A partire dalle 9 di stamattina, davanti al tribunale bassanese, si posizionerà un presidio di rappresentanti del Cub, pronti a far sentire la loro voce sui temi più cari ai lavoratori ma anche sui problemi di carattere ambientale e sociale.
«Occorre una mobilitazione generale - spiegano i promotori dell’iniziativa di quest’oggi - per attirare l’attenzione del governo e dei sindacati sui lavoratori che più risentiranno della riforma del sistema pensionistico, una revisione che porterà alla privatizzazione delle pensioni».
I sostenitori della manifestazione sono quindi decisi ad incrociare le braccia per esprimere la propria contrarietà allo "scalone", al Dpef, alle spese militari ma anche al progetto "Dal Molin" e alla Tav.
«Vogliamo dei rinnovi contrattuali reali e un lavoro stabile - concludono -; Siamo per l’abolizione del precariato e per il rilancio del sistema previdenziale pubblico».


13 luglio 2007 - Corriere del Veneto

Sciopero dei sindacati di base: la protesta coinvolgerà anche il Lido e Chioggia
Bus e vaporetti fermi per sette ore
Servizi a rischio dalle 9.30 alle 16.30. Disagi anche nelle biglietterie
di Giuliano Gargano

VENEZIA — Sarà difficilissimo muoversi, oggi, a Venezia. Alle 9.30 scatta lo sciopero nazionale del trasporto pubblico locale, organizzato dalle rappresentanze sindacali di base RdB-CUB. I vaporetti, ma anche gli autobus delle linee urbane di Mestre, le extraurbane, quelle di Chioggia e del Lido andranno a singhiozzo per le sette ore di astensione dal lavoro, che si concluderanno alle 16.30. In verità la fascia indicata si riferisce agli orari di arrivo e partenza dei mezzi dai depositi aziendali: le corse si interromperanno prima dell'inizio dello sciopero e riprenderanno subito dopo l'orario di termine. Lunga la serie di rivendicazioni alla base dell'agitazione sindacale: «Lottiamo per la redistribuzione del reddito — spiegano i rappresentanti del sindacato unitario di base — per la difesa ed il rilancio del sistema previdenziale pubblico e dello stato sociale, per l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive, e contro lo scippo del Tfr.». Lo sciopero interessa anche i dipendenti Actv che prestano servizio presso i punti vendita Hellovenezia: per questo motivo alcuni sportelli potrebbero non essere operativi o svolgere servizio irregolare nella stessa fascia oraria. Durante lo sciopero verranno comunque garantiti i servizi minimi per non immobilizzare la città....


13 luglio 2007 - La Gazzetta di Reggio

Act e Camera di commercio oggi un nuovo stop di 24 ore

REGGIO E. - Sciopero generale nazionale, oggi, indetto dal sindacato di base Cub, contro le linee politiche del governo in tema di riforma previdenziale. Per l’intera giornata, si asterranno dal lavoro tutte le categorie (eccetto sanità, trasporti ferroviari e aeroportuali).
A Reggio aderisce allo sciopero, per l’intera giornata, anche la Camera di commercio. Saranno assicurati i seguenti servizi essenziali: il registro imprese limitatamente a rilascio di certificati e visure con diritto di urgenza per le gare di appalto e a deposito bilanci e atti societari; commercio estero limitatamente a certificati per l’esportazione e l’importazione temporanea di merce (carnet Ata) e a certificazioni per lo sdoganamento di merci deperibili; albo artigiani limitatamente a rilascio certificati e visure con diritto di urgenza per le gare di appalto e ad iscrizioni in scadenza; area regolazione del mercato limitatamente a registrazione brevetti.
Sciopero provinciale di 24 ore anche del trasporto pubblico locale per il rinnovo del contratto aziendale e la democrazia sindacale. Dopo lo sciopero del 30 marzo, del 20 aprile e del 1º giugno dei lavoratori del trasporto pubblico locale delle aziende di Act, che ha visto una partecipazione molto alta, «dopo un’ulteriore richiesta di un cambiamento di rotta da parte dei vertici aziendali e della proprietà Comune - scrive in una nota la Cub - e la continua indisponibilità a incontrare i lavoratori e la Cub Trasporti per discutere eventuali soluzioni, siamo stati costretti a proclamare un ulteriore sciopero». «Sosteniamo - conclude il sindacato - un’unica piattaforma che rivendica un contratto integrativo aziendale mirato ad equiparare i lavoratori di Act».


 12 luglio 2007 - Ansa

PENSIONI: CUB, DOMANI SCIOPERO GENERALE

(ANSA) - ROMA, 12 LUG - Sciopero generale nazionale, domani, indetto dal sindacato di base Cub, contro le linee politiche del governo in tema di riforma previdenziale. Per l'intera giornata, fa sapere la Cub in una nota, si asterranno dal lavoro tutte le categorie (eccetto sanita', trasporti ferroviari e aeroportuali), mentre incroceranno le braccia per 8 ore gli autoferrotranviari, con articolazione a livello locale (eccetto Roma e Milano) e per 4 ore, dalle 10.00 alle 14.00, il personale in servizio presso le sedi aeroportuali (dogane e vigili del fuoco). In particolare, a Milano si svolgera' la manifestazione nazionale, con partenza in largo Cairoli dalle ore 9.30; a Roma, invece, avra' luogo un presidio davanti al ministero dell'Economia, in via XX Settembre, a partire dalle ore 10.00, nel corso del quale si terra', fa inoltre sapere la Cub, un 'panzanella party'. Sara' infatti offerto, spiega, un assaggio del tipico piatto povero della tradizione gastronomica italiana ''rimasto alla portata delle tasche di precari e pensionati''. Tra i motivi dello sciopero, il ''no all'aumento dell'eta' pensionabile, il diritto alla pensione con 35 anni di contributi, il calcolo per tutti al 2% annuo sulle ultime retribuzioni, la rivalutazione automatica all'aumento del costo della vita e alla dinamica salariale, il recupero della perdita di potere d'acquisto'', ma anche il ''no allo scippo del Tfr''.

DOMANI IN LOMBARDIA

(ANSA) - MILANO, 12 LUG - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI, VENERDÌ 13 LUGLIO, IN LOMBARDIA: - MILANO - Largo Cairoli Sciopero generale indetto dalla Cub contro scelte Dpef varato da governo e manifestazione nazionale a Milano con corteo da Cairoli a San Babila (ore 10.00)....

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 12 LUG - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI NEL LAZIO:....
10:00 - Roma, via XX Settembre, di fronte il ministero del tesoro. Manifestazione indetta da Rdb/Cub in occasione dello sciopero nazionale.....

DPEF: SCIOPERO GENERALE CUB; CORTEO A MILANO, 'PARTY' A ROMA

(ANSA) - MILANO, 12 LUG - Il sindacalismo di base scenderà in piazza domani nello sciopero generale proclamato contro il Dpef varato dal Governo e lo farà con una manifestazione a Milano e con un presidio a Roma. Si asterranno per 24 ore dal lavoro gli aderenti di tutte le categorie, eccetto quelli della sanità, dei trasporti ferroviari e aeroportuali. Sciopereranno per otto ore, invece, gli autoferrotranvieri, eccetto che a Roma e a Milano, e con articolazione a livello locale. Per quattro ore, dalle 10 alle 14, si asterranno dal lavoro il personale in servizio alle dogane e i vigili del fuoco delle sedi aeroportuali. «Sui settori e le località esclusi dallo sciopero - ha affermato la Cub, la Confederazione unitaria di base, in una nota - si è abbattuta la scure della Commissione di garanzia, che ha dato priorità ad alcune agitazioni aziendali rispetto allo sciopero generale nazionale». La manifestazione di Milano partirà da Largo Cairoli alle 10 e proseguirà per le vie Cusani, Dell'Orso, Verdi, Caserotte, Catena, per piazza Meda, via Matteotti, fino in piazza San Babila, dove si terranno gli interventi dei rappresentanti sindacali. Una delegazione si recherà anche in Prefettura per illustrare i motivi della sciopero. A Roma, invece, si terrà dalle ore 10, davanti al Ministero del Tesoro, il presidio denominato 'Panzanella party'. Tra i motivi dell'agitazione, ricorda il sindacato, ci sono «il rilancio della previdenza pubblica, il no all'aumento dell'età pensionabile e il diritto alla pensione con 35 anni di contributi».


12 luglio 2007 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 12 lug - .... Presidio con «panzanella party» in occasione dello sciopero nazionale indetto dalla Cub. Ministero del Tesoro, via XX Settembre 97 (ore 10)....


12 luglio 2007 - Adnkronos

TRASPORTO LOCALE: BOLOGNA, DOMANI SCIOPERO CONDUCENTI AUTOBUS
DALLE 8,30 ALLE 16,30 PER MOBILITAZIONE INDETTA DA RDB

Bologna, 12 lug. - (Adnkronos) - Autotrasportatori in sciopero a Bologna, dalle 8,30 alle 16,30 di domani, per la mobilitazione indetta dai sindacati di base alla quale hanno aderito le Organizzazioni Sindacali Cub Trasporti e Sdl Trasporti. Ne da' annuncio Atc, l'azienda del traporto pubblico bolognese, ricordando che per i mezzi urbani, suburbani ed extraurbani saranno garantite solamente le corse in partenza dai capolinea fino alle ore 8.15.


12 luglio 2007 - Dire

ATC BOLOGNA. DOMANI SCIOPERO, BUS A RISCHIO PER OTTO ORE
INDETTO DALLE 8.30 ALLE 16.30 DA RDB E SDL

(DIRE) Bologna, 12 lug. - Busa a rischio domani a Bologna. E' confermato, infatti, lo sciopero generale dei sindacati di base (Rdb e Sdl) dalle 8.30 alle 16.30. Atc, dunque, mette in guardia i suoi utenti: "Negli orari di sciopero, i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non saranno garantiti". Piu' precisamente, informa una nota di Atc, per i mezzi urbani, suburbani ed extraurbani saranno garantite solamente le corse in partenza dai capilinea fino alle 8.15. Per le linee urbane di Imola verranno garantite tutte le corse complete in partenza dalla stazione FS, o dall'autostazione, fino alle 8.20. L'Azienda adottera' "ogni misura tecnico-organizzativa utile ad agevolare, al termine dello sciopero, un piu' celere ed integrale ripristino del servizio". In concomitanza con lo sciopero, al call center telefonico 051.290.290 sara' garantita la presenza di un operatore fino alle 9 e dalle 16 al termine del servizio. Per i centri di informazione e vendita Atcitta', il servizio di sportello sara' garantito, con la presenza di un operatore, solo dall'inizio del servizio alle 8.30 e dalle 16.30 alle 19.30. Di conseguenza, domani sara' sospeso per l'intera giornata il servizio di assistenza alla compilazione dei moduli per il rilascio e il rinnovo di abbonamenti a tariffa agevolata per invalidi, disabili ed anziani a basso reddito, effettuato presso il centro Atcitta' di via IV Novembre. Sempre a causa dello sciopero, anche per le attivita' di rilascio di contrassegni e vetrofanie per le aree regolamentate dal piano sosta potrebbero verificarsi disagi in considerazione del ridotto numero di sportelli attivi.


12 luglio 2007 - Agipress

Sciopero del 13 luglio
Milano: manifestazione nazionale, Largo Cairoli dalle ore 9.30
Roma: presidio con "panzanella party" davanti Ministero del Tesoro, Via XX Settembre dalle ore 10.00

Lo sciopero generale nazionale indetto per venerdì 13 luglio avrà la seguente articolazione:
• 24 ore di astensione dal lavoro in tutte le categorie (eccetto Sanità, Trasporti ferroviari e aeroportuali);
• 8 ore nei Trasporti autoferrotranviari, con articolazione a livello locale (eccetto Roma e Milano);
• 4 ore per il personale in servizio presso le sedi aeroportuali (Dogane e VV.F), dalle 10.00 alle 14.00.
Sui settori e le località esclusi dallo sciopero (Sanità e Trasporti in alcune città) si è abbattuta la scure della Commissione di Garanzia, che ha dato priorità ad alcune agitazioni aziendali rispetto allo sciopero generale nazionale.
A Milano si svolgerà la manifestazione nazionale, con partenza in Largo Cairoli dalle ore 09.30.
A Roma avrà luogo un presidio davanti al Ministero del Tesoro, in via XX Settembre dalle ore 10.
Durante il presidio di Roma si terrà un "panzanella party", nel corso del quale verrà offerto ai presenti un assaggio del tipico piatto povero della tradizione gastronomica italiana, rimasto alla portata delle tasche di precari e pensionati.


12 luglio 2007 - Comunicato stampa RdB CUB Potenza

Potenza. Sciopero del 13 luglio e Presidio in Prefettura

33 Euro in più al mese per i pensionati sotto i 654 euro non risolvono i problemi di chi vive sulla soglia della povertà. Non è con questi criteri che si restituisce potere d’acquisto alle pensioni più basse, ma attraverso una rivalutazione periodica che riagganci tutte le pensioni alle dinamiche retributive ed inflattive reali.
L’accordo raggiunto nella scorsa notte sulle pensioni non modifica la necessità dello sciopero generale già indetto dalla CUB per la difesa della previdenza pubblica e il diritto ad una pensione dignitosa. Il rilancio delle garanzie previdenziali è ancora più necessario ora che i lavoratori con le scelte sul TFR,nonostante le sirene tentatrici che invogliavano a destinarlo ai fondi pensioni, hanno bocciato la cosiddetta "seconda gamba" della previdenza integrativa.
Affamare i giovani, precarizzare la loro esistenza e scagliarli poi contro coloro che difendono il proprio diritto ad andare in pensione dopo aver lavorato per 35 anni, è un modo laido di fare politica. Piuttosto bisognerebbe spiegare ai giovani che allungare l’età  pensionabile rappresenta un ulteriore rinvio del loro ingresso nel mondo del lavoro.
E non solo. La vera partita di questo nuovo balletto è il ritocco dei coefficienti per il calcolo delle pensioni contributive che, nei fatti, significa l’abbassamento del valore di tutte le future pensioni sia dei lavoratori pubblici che privati, ma anche dei tanti bistrattati parasubordinati ai quali viene comunque applicato il sistema di calcolo contributivo e su versamenti che valgono meno della metà dei lavoratori dipendenti.
Altro che guerra generazionale: Lavoro Garantito e Pensioni Garantite.
Rivendichiamo con forza il rifiuto dell’aumento dell’età pensionabile,il diritto ad andare in pensione con 35 anni di contributi, il ritorno al sistema retributivo,la rivalutazione automatica al costo della vita, partecipando allo sciopero e al presidio indetto dalle ore 10,00 in p.zza Prefettura a Potenza, oltre alla manifestazione nazionale di Milano e al presidio a Roma, sotto al ministero dell’economia, per ricordare al pensionato a 11.000 euro mensili, ministro Padoa Schioppa, di non deridere le necessità dei lavoratori e dei pensionati italiani.


12 luglio 2007 - Liberazione

Trentatre euro in più al mese per i pensionati sotto i 654 euro. Ferrero: «Un passo avanti»
Minime, Prodi contento. La Cub: «Un'elemosina, domani stop generale»

«Una vera e propria elemosina». E' durissimo il giudizio della Cub sull'accordo raggiunto tra il governo e i rappresentanti di Cgil Cisl Uil per l'aumento medio di 33 euro al mese delle pensioni inferiori ai 654 euro. Resta quindi più che mai confermato lo sciopero generale indetto per la giornata di domani oltre che dalla Cub anche dal sindacato Sdl, con manifestazione nazionale a Milano e presidio a Roma davanti al ministero dell'Economia.
L'intesa sulle minime soddisfa invece il presidente del Consiglio Romano Prodi, che deve ora trovare il modo per superare lo scoglio più grande della trattativa, l'abolizione dello scalone. A questo fine Prodi ha dedicato il pranzo di lavoro di ieri con il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta e i ministri dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e del Lavoro Cesare Damiano. Le ipotesi sin qui formulate non convincono però Rifondazione, che denuncia un «irrigidimento ideologico del governo». Poco convincente è anche l'appello rivolto al sindacato dal leader "in pectore" del Partito Democratico, Walter Veltroni, per un "patto tra generazioni". Che poi è un altro modo per dire che bisogna alzare l'età pensionabile. «Veltroni lo leggo sempre - commenta il presidente della Camera Fausto Bertinotti - ovviamente le sue argomentazioni sono lontane dalle mie, però è interessante un punto. Anche lui dice che certo non si può aumentare l'età pensionabile per chi sta in catena di montaggio».
L'unica ipotesi che il Prc pare disposto a prendere in considerazione è quella avanzata dal ministro Damiano (58 anni più incentivi) ovviamente con alcune correzioni: no al ritorno automatico dello scalone dopo i tre anni, nel caso i risparmi fossero insufficienti, ed'esenzione per una platea più ampia di lavori usuranti. «Sullo scalone le posizioni sono ancora distanti», conferma il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, che però definisce «un passo avanti» l'intesa sull'aumento delle pensioni basse: «E' la prima volta in tanti anni - sottolinea - che si redistribuiscono le risorse ricavate dal recupero dell'evasione fiscale ai pensionati».
L'accordo siglato con Cgil Cisl e Uil prevede aumenti da 333 a 505 euro l'anno per 3 milioni e 100 mila pensionati previdenziali con un reddito fino a 654 euro al mese, che arriverà a 700 grazie alla clausola di salvaguardia, calibrati in base agli anni di contribuzione e differenziati a seconda si tratti di pensionati da lavoro dipendente o autonomo; incrementi per circa 300 mila pensioni assistenziali (pensioni e assegni sociali, invalidi civili, ciechi e sordomuti) in modo da portare il reddito mensile individuale a 580 euro al mese. Per tutti, fino a 5 volte il trattamento minimo, varrà il recupero totale dell'inflazione in modo da coprire le pensioni previdenziali per il 100% della variazione dei prezzi. Al beneficio potranno accedere tutti i pensionati, uomini e donne, con 64 anni di età. La platea complessivamente individuata è pari a 3 milioni 400 mila pensionati.
Ma la Cub ribadisce il proprio «giudizio negativo» sull'intesa. «La soluzione trovata - insiste il sindacato di base - riguarda solo il 15% degli attuali pensionati. Serve ben altro per rispondere alla drammatica situazione di milioni di pensionati e al loro progressivo impoverimento». Negli ultimi dieci anni, ricorda la Cub, «le pensioni hanno perso oltre il 25% del potere d'acquisto». Per questo motivo, «abbiamo proposto al tavolo di Palazzo Chigi due misure: l'adeguamento automatico delle pensioni all'aumento del costo della vita e alla dinamica delle retribuzioni e il recupero per tutte le pensioni del potere di acquisto perso con un aumento consistente per le pensioni più basse».
Scuote la testa anche Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale SdL: «La mediazione a 58 anni con incentivi è inaccettabile, per questo chiamiamo i lavoratori allo sciopero generale di venerdì». Il riferimento è alla proposta fatta dalla Cgil: «Che cosa è cambiato dallo scorso 19 giugno quando lo stesso Epifani - ricorda Tomaselli - dichiarava, come è nei fatti, che "lo scalone è stato già pagato" con l'aumento dello 0,3% dei contributi dei lavoratori?». Il coordinatore di Sdl accusa inoltre il governo di alimentare «una insensata e fantasiosa contrapposizione tra giovani e anziani, fingendo di lavorare per il futuro pensionistico dei primi proprio mentre sta pensando di ridurre ulteriormente i rendimenti pensionistici, una misura che colpisce anche i giovani che dice di voler favorire. E' così - si chiede Tomaselli - che si pensa di risolvere il problema dei giovani che guadagnano 300 euro al mese di cui parla il ministro D'Alema?».(Ro.Fa.)


12 luglio 2007 - La Gazzetta di Parma

PREVIDENZA DOPO L'ACCORDO SULLE PENSIONI MINIME
Il governo tenta di salire sullo «scalone»
Vertice di governo per elaborare la proposta Ma Rifondazione attacca Veltroni
di Antonio Pennacchioni

ROMA - II Chiuso l’accordo sulle pensioni minime, il governo stringe sullo scalone. L’obiettivo è quello di innalzare gradualmente l’età pensionabile superando il no di Rifondazione Comunista che insiste per l’abolizione del brusco passaggio dai 57 ai 60 anni previsti dalla riforma Maroni. La proposta, che Romano Prodi potrebbe presentare nel prossimo consiglio dei Ministri, prevede un aumento del limite di età a 58 anni a partire dal 2008, per passare a 59 nel 2010 e successivamente a quota 97 in base alla somma tra età e contributi versati con l’esclusione dei lavori usuranti o di quelli legati alla catena di montaggio.
Del contenuto e dei possibili ritocchi il premier e i ministri interessati - Tommaso Padoa- Schioppa (Economia) e Cesare Damiano (Lavoro) - hanno discusso in una colazione di lavoro a Palazzo Chigi alla presenza del sottosegretario Enrico Letta. L’obiettivo resta quello di chiudere la partita entro la settimana. «Abbiamo lavorato. Abbiamo lavorato per voi» ha detto Prodi ai giornalisti al termine della riunione. Intanto le acque restano agitate nell’Unione. Il segretario Ds Piero Fassino ha confermato l’ipotesi del 58-59-96: «Ritengo che quella di Damiano sia una buona proposta ». Ma il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero ha frenato: «Lo scalone va tolto». Né arretra il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, che lancia un ultimatum a Walter Veltroni che si è detto favorevole all’al - lungamento dell’età pensionabile e ha chiesto di tutelare i giovani precari. «Sfido sul terreno della lotta alla precarietà chi punta a mettere gli anziani contro i giovani».
In attesa della convocazione a Palazzo Chigi i sindacati rilanciano i segnali di disponibilità dopo l’accordo sulle pensioni basse. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni commenta: «è il viatico ad un accordo complessivo, se le modalità di trattative saranno le stesse ». Soddisfatto anche il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che però avverte: «La trattativa sullo scalone sarà dura».
Tornando agli assegni bassi un emendamento al decreto sul tesoretto precisa il quadro degli interventi per 3,4 milioni di anziani (tra cui 300mila con trattamento sociale legato all’invalidità). I criteri: 65 anni di età e una pensione mensile inferiore ai 654 euro. L’aumento non costituirà reddito, sarà completamente esentasse e verrà calcolato in base ai contributi: 336 euro per chi da dipendente ha meno di 15 anni di versamenti, 420 euro per chi ha tra i 16 e i 25 anni e 504 euro per chi ha oltre 25 anni. L’una tantum di 324 euro per il 2007 sarà erogata novembre. Per gli autonomi la graduazione è diversa: 336 euro fino a 18 anni di contributi, 420 da 19 a 28 anni e 504 euro oltre i 28 anni.
E proprio sulle cifre si accende la polemica. «Trentatrè euro in più al mese non risolvono i problemi di chi vive sulla soglia della povertà » attacca il coordinatore nazionale Cub, Pierpaolo Leopardi. Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani contestano invece il doppio criterio di valutazione per ottenere il sostegno al reddito. «Non si comprendono i motivi per i quali si possa differenziare i pensionati a seconda dell’appartenenza». Trattativa difficile Il tavolo di confronto tra governo e sindacati avrà il difficile compito di sciogliere i nodi della trattativa sulle pensioni.


12 luglio 2007 - Corriere della Sera

Pensioni, da Rifondazione stop sugli «scalini»
Ferrero: offensiva neocentrista sulla riforma, ma la soluzione è lontana

ROMA — Parola di Paolo Ferrero: «Sulla vicenda delle pensioni si sta respirando una insistente iniziativa neocentrista che rischia di avere la meglio non solo sul programma dell'Unione ma su ogni tipo di ragionevole proposta di soluzione ». Rifondazione comunista, quindi, non molla. Accreditando ancora di più la tesi del segretario della Cgil Guglielmo Epifani, secondo il quale «sarà una trattativa dura ». Se il ministro della Solidarietà sociale considera infatti l'accordo per l'aumento delle pensioni minime, che insieme al provvedimento sull'Iva per le auto aziendali finirà nel decreto legge che distribuisce i 2,5 miliardi di euro del tesoretto, «un passo avanti», insiste comunque sul fatto che lo scalone Maroni, meccanismo che farebbe passare l'età minima pensionabile da 57 a 60 anni dal primo gennaio prossimo, «va tolto. E su questo siamo ancora lontani».
Ancora più categorico, se possibile, il segretario del partito Franco Giordano, che ha commentato la proposta di un nuovo patto intergenerazionale avanzata in una lettera a Repubblica da Walter Veltroni citando la «statistica» di un famoso poeta romanesco: «Togliere ai lavoratori per dare ai giovani, ma che patto è quello che propone Veltroni, il patto del pollo di Trilussa?» Il fuoco di sbarramento della sinistra radicale contro la proposta di sostituire lo scalone con gli scalini e poi le quote (somma dell'età anagrafica e dell'anzianità contributiva) sta raggiungendo il livello massimo in vista della fase decisiva della trattativa. Ma ha tutto il sapore di una manovra piena di tatticismo. Anche se dai toni un po' accesi. Ieri è toccato al capogruppo di Rifondazione in Senato, Giovanni Russo Spena, definire addirittura «indecente la campagna che cerca di accreditare la tesi bugiarda del conflitto fra giovani e anziani».
Rientrato da Israele, Romano Prodi sta lavorando a una proposta contro la quale i Cub hanno già indetto uno sciopero per domani. Ieri il premier ha benedetto l'intesa sulle pensioni basse. «L'ho voluta io», ha risposto a chi gli chiedeva un commento. Mentre il segretario dei Ds Piero Fassino ha ribadito il giudizio positivo sull'idea di Damiano di ammorbidire lo scalone con scalini e quote.
L'accordo sull'aumento delle pensioni basse continua tuttavia a far discutere. Non piace infatti ai lavoratori autonomi perché nel loro caso sono previsti più anni di contributi rispetto ai dipendenti per accedere ai benefici. Giudizio condiviso anche dall'ex ministro leghista del Lavoro, Roberto Maroni, per il quale, inoltre, l'adeguamento «altro non è che una mancia, quasi un'elemosina. Un caffè al giorno».


12 luglio 2007 - L'Unità

Pensioni: non è un’elemosina, è una svolta
di Bruno Ugolini

Il centrodestra e i Cub (gli estremisti extrasindacali), uniti come mai nella lotta, assicurano che è un’elemosina, gridano al tradimento. Le Confederazioni Cgil Cisl e Uil esultano. Nella sostanza, sostengono, con l’accordo sulle pensioni, è stato ottenuto quanto era stato chiesto. I denigratori, a dire il vero, puntano il dito solo su una cifra: 33 euro il mese, come media. Un elemento che può sembrare ridicolo, magari per chi è abituato ad assegni mensili consistenti e non esamina l’intesa in tutti i suoi aspetti. Resta il fatto che una bella fetta di pensionati avrà quest’anno un «una tantum», una quattordicesima, che sarà, in media pari a 324 euro. Mentre per il 2008 tale sostegno andrà dai 333 Euro ai 503 euro.
Per molti, anche se non cambia la vita, è come tirare un sospiro di sollievo. Anche perché questi anziani sanno benissimo che per decidere aumenti più consistenti a ben tre milioni e quattrocentomila persone si sarebbe dovuto, come dire, quadruplicare il famoso «tesoretto» e non destinare alcunché per i giovani. E invece per le nuove generazioni precarie già sono stati concordati interventi sia pure parziali, ma incisivi.
Ma non è solo questo che può rallegrare il popolo delle pantere grigie. Sarà, infatti, possibile bloccare, nel futuro, quella mannaia del carovita che negli ultimi tempi aveva ridotto del 50 per cento le loro scarne entrate mensili. Ora ci sarà un adeguamento annuale fino a cinque volte il minimo. Ed è stato, oltretutto, messo in atto un meccanismo di verifica, anno dopo anno. Una conquista storica se si pensa, come ha osservato Morena Piccinini, segretaria Cgil, che era stata promessa dal governo presieduto da Giuliano Amato nel lontano 1992.
Una serie d’interventi complessi che, certo, sono lontani mille miglia dalle promesse mirabolanti, sbandierate a destra e a manca nella precedente legislatura dal governo Berlusconi, ma poi rimaste in larga misura sulla carta. I due terzi delle risorse, con l’accordo di quest’anno, andranno, per fare un esempio, alle pensioni formate con i contributi versati. Il criterio del centrodestra guardava, invece, solo alle cosiddette pensioni basse e in questa cerchia si beccava l’aumento anche chi aveva un reddito dichiarato basso (magari sotto forma di pensione sociale), ma un reddito reale molto alto. Ed erano penalizzate le pensioni contributive. Tanto è vero che il centrodestra non era nemmeno riuscito a spendere i 4.100 miliardi di vecchie lire già stanziati.
Un’altra differenza sta nel fatto che questa volta si è deciso di favorire i redditi individuali, della persona, non il reddito di coppia. Perché la donna che ha lavorato ed ha accantonato dei contributi deve poter usufruire di un vantaggio. Ed invece prima moltissime donne, con mariti percettori di pensioni leggermente superiori al minimo, non potevano usufruire degli aumenti perché le loro entrate erano sommate a quelle del marito. Anche questo nuovo criterio adottato ha allargato la platea dei favoriti dalle misure concordate.
È, in definitiva, una buona premessa ad un accordo totale e finale. Mancano ancora molti elementi da concordare. C’è l’infinita odissea dello scalone, ovverosia dell’aumento dell’età pensionabile, salvaguardando, come chiedono soprattutto i sindacati, i lavori per i quali risulta insopportabile andare oltre una certa età. L’ideale sarebbe lasciare che ciascuno scelga il proprio destino. Magari anche quello di non essere pre-pensionato, come spesso invece succede. Poi ci sono i capitoli degli ammortizzatori sociali e di quei giovani precari per i quali tutti sembrano volersi battere con grande empito. Ma per le nuove generazioni, per il loro futuro previdenziale, per i loro lavori spesso falsamente autonomi, non sembra che ci sia alle porte una soluzione complessiva immediata, capace di andare oltre la demagogia di destra e di sinistra. È possibile solo alleviare la loro condizione e tracciare un cammino, un orizzonte.

12 luglio 2007 - Risposta all'articolista dell'Unità

Egregio Bruno Ugolini,

in riferimento all'articolo a Sua firma apparso su "L'Unità" in data odierna, dal titolo "Pensioni: non è un’elemosina, è una svolta", vorremmo comunicarle quanto segue:
- il nome esatto della nostra organizzazione sindacale è "Confederazione Unitaria di Base"; pertanto è corretto scrivere "la CUB" (femminile e singolare) e non "i CUB";
- la definizione di "estremisti extrasindacali", per una Confederazione sindacale presente al CNEL (i cui componenti, Le ricordiamo, sono designati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri prendendo a base la rappresentatività delle organizzazioni) è irrispettosa, oltre che per la Confederazione stessa, anche per gli oltre 706.802 lavoratori, appartenenti a tutti i settori, ad essa iscritti. Per Sua maggiore informazione Le inviamo in allegato una sintetico profilo della CUB;
- troviamo a dir poco discutibile definire un aumento di 1 Euro al giorno come "una svolta" per i pensionati. E' un "elemento che può sembrare ridicolo" soprattutto a quei lavoratori dipendenti e pensionati il cui potere d'acquisto si è drammaticamente ridotto in questi anni: se non è elemosina questa....

Cordiali saluti
Pierpaolo Leonardi - Coordinatore Nazionale CUB


12 luglio 2007 - La Provincia

Pensioni basse, gli aumenti piacciono a metà
Prodi soddisfatto: «L'intesa l'ho voluta io». Calderoli critica: «Una vergogna: un euro in più al giorno e nemmeno a tutti» Sindacati divisi, commercianti e artigiani storcono il naso: «Troppa disparità tra lavoratori dipendenti e autonomi»

Roma - L'accordo sui meccanismi di aumento per le pensioni basse divide le organizzazioni dei lavoratori dipendenti da quelle degli autonomi. Se i sindacati si dichiarano soddisfatti per l'intesa che differenzia negli aumenti gli anni di contribuzione per i pensionati da lavoro dipendente rispetto a quelli da lavoro autonomo, commercianti e artigiani affermano che il risultato finale «non è assolutamente condivisibile». Il Governo esprime soddisfazione per l'intesa con il presidente del Consiglio Romano Prodi che sottolinea come sia stata fortemente «voluta» da lui in persona, e con il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, per cui si tratterebbe addirittura di un accordo di «svolta», che apre la strada a intese anche sulle altre questioni in discussione, come la modifica dello scalone. Commercianti e artigiani invece criticano la decisione di prevedere per gli aumenti un numero maggiore di anni di contributi per gli autonomi rispetto a quelli richiesti ai dipendenti. Nel dettaglio, gli aumenti decisi dall'esecutivo variano dai 262 ai 504 euro per chi ha superato i 64 anni di età e percepisce una pensione sotto i 654 euro. Fino alla fine del 2007 saranno compresi tra 262 e i 392 euro, ma dal 2008 saliranno da 336 a 504 euro, per un totale di 1,15 miliardi di euro di spesa ogni anno. È quanto emerge dalla relazione tecnica ai tre emendamenti presentati dal governo al Dl sull'extragettito, uno dei quali recepisce l'accordo sulle pensioni basse siglato martedì sera al termine di un lungo confronto tra l'esecutivo e le parti sociali. L'accordo che riguarda 3,1 milioni di pensionati, oltre a 300 mila pensionati con assegni sociali, prevede una somma aggiuntiva di 28 euro al mese (333 l'anno) per i lavoratori dipendenti con 15 anni di contributi, di 33 euro mensili (420 annui) per coloro che hanno da 15 a 25 anni di contributi e di 39 euro al mese (595 euro in un anno) per quei pensionati che hanno più di 25 anni di contributi. Per i pensionati da lavoro autonomo invece gli aumenti sono uguali, ma gli anni di contributi richiesti più alti: le tre fasce infatti scattano da un minimo di 18 anni a 28 e infine oltre i 28 anni. Il costo complessivo della manovra per gli ultimi mesi del 2007 è di 900 milioni di euro, dal 2008 al 2010 invece la spesa sale a 1,5 miliardi l'anno. Soddisfatto dell'intesa raggiunta, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che considera «un buon viatico se il governo ascolta le ragioni del sindacato». Sulla stessa linea, il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, secondo la quale l'accordo sulle pensioni basse «può rappresentare un passo in avanti anche sulla trattativa per lo scalone». Ma mentre dai politici di spicco della maggioranza, come il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero e il segretario Ds, Piero Fassino piovevano plausi per il patto siglato con le parti sociali, l'opposizione non ha risparmiato sarcasmi. Più duro di tutti, l'affondo di Roberto Calderoli, vicepresidente del senato e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. «C'è voluto più di un anno di governo alla sinistra - ha detto - per arrivare a un aumento di 33 euro mensili, dicasi 33, cioè 1 euro al giorno e nemmeno a tutti: solo chi ha più di 64 anni e un reddito inferiore ai 654 euro. Vergogna, vergogna, vergogna». E un'altra bocciatura senza appello è arrivata anche dalla Cub, la confederazione del sindacato di base, che non ha esitato a parlare di «elemosina». «Il giudizio negativo - spiega la Cub in una nota - è motivato dall'esiguità degli aumenti che sarà rimangiata in termini di perdita del potere d'acquisto nel giro di un anno o poco più». La soluzione trovata, poi, prosegue la Cub, «riguarda solo il 15% degli attuali pensionati. Serve ben altro per rispondere alla drammatica situazione di milioni di pensionati e al loro progressivo impoverimento».


12 luglio 2007 - Il Piccolo

Previsti disagi dalle 9 alle 13 e dalle 17.30 alle 21.30
Domani sciopero dei bus

Trieste - Disagi in vista per chi deve prendere l’autobus domani, a causa dello sciopero generale proclamato dai sindacati per protestare contro il ddl regionale sul trasporto pubblico locale che prevede la costituzione di un gestore unico integrato. Il personale viaggiante che fa riferimento alle segreterie di categoria di Cisl, Uil, Cisal e Ugl si asterrà dal lavoro dalle 9 alle 13. Lo stesso faranno i dipendenti della Trieste Trasporti che aderiscono ai sindacati di base, i quali però hanno in programma altre quattro ore di sciopero dalle 17.30 alle 21.30. I bus, dunque, circoleranno regolarmente fino alle 9, dalle 13 alle 17.30 e dopo le 21.30. A incrociare le braccia sarà, con le stesse modalità indicate dalle rispettive categorie, anche il personale interno: potranno esserci dunque carenze di servizio presso gli sportelli per il pubblico. La Cgil, invece, non prende parte allo sciopero.
Gli autisti aderenti alle Rdb, in particolare, prolungheranno la loro astensione a otto ore lavorative per sostenere più in generale «la redistribuzione del reddito, il lavoro stabile e tutelato, lo scippo del Tfr». Non mancherà però - come riferisce il segretario regionale Willy Puglia - una specifica protesta «contro il recente taglio di 11 vetture nei giorni feriali e di altre sette in quelli festivi, che Trieste Trasporti ha soppresso a partire dal 7 luglio sul servizio estivo, già ridotto rispetto all’inverno: un provvedimento, questo, che provoca ritardi degli autobus alle fermate e aumenta i carichi di lavoro degli autisti».
Il taglio delle 11 vetture nei festivi - spiega Willy Puglia - è spalmato sulle linee 1, 5, 8, 11, 29 e 26. I sette autobus in meno nei giorni festivi, invece, sono suddivisi fra le linee 10, 15, 16 e 29.


12 luglio 2007 - Il Messaggero Veneto

TRASPORTO. Domani sciopero, autobus fermi

Pordenone - Giornata di passione per il trasporto su gomma (leggasi autobus e corriere) quella di domani. La maggior parte delle sigle sindacali hanno infatti proclamato dalle quattro alle otto ore di sciopero contro la proposta di riforma del trasporto pubblico locale varata dalla commissione del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.
Quattro ore di astensione dal lavoro nella mattinata di domani, venerdì 13 luglio, sono state proclamate da Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl trasporti, che per quel che riguarda l’Atap e la provincia di Pordenone, si tradurranno in assenza di servizio o difficoltà, dalle 9 alle 13 per il servizio urbano, e dalle 8,30 alle 12,30 per il servizio extraurbano. Salgono a 8 le ore di astensione dal lavoro per il personale Atap aderente alle organizzazioni sindacali di base. I dipendenti aderenti a Sult Tpl, Sincobas, Cub Fltu, Slai, Cobas, incroceranno le braccia, nel servizio urbano dalle 9 alle 17, nel servizio extraurbano dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 17,30 alle 21,30.
L’azienda informa che le corse in viaggio al momento dell’inizio dello sciopero proseguiranno il regolare servizio fino al capolinea di destinazione. Alla ripresa, dopo lo sciopero, ogni autobus riprenderà servizio nel primo orario utile. I viaggiatori potranno ottenere informazioni telefonando al numero verde 800101040.
Le motivazioni all’origine delle iniziative di protesta sono molteplici. Per i sindacati di base pur avendo l’assessore regionale ai trasporti Sonego, accolto parte delle richieste avanzate, nello specifico quelle sulle garanzie occupazionali ai lavoratori in caso di riassorbimento in una nuova azienda (il prossimo gestore unico del trasporto gomma-rotaia-mare del Friuli Venezia Giulia), rimangono ancora da conquistare le clausole di garanzia sociale. (e.d.g.)

Sciopero, servizi essenziali garantiti dal Comune

Gorizia - Rappresentanze sindacali di base (Cub, Al Cobas, Usi-Ait, Cib Unicobas, Sdl Intercategoriale) hanno proclamato per domani, venerdì 13 luglio, uno sciopero generale nazionale che durerà per l’intera giornata lavorativa. Al riguardo, il Comune di Gorizia rende noto che saranno comunque garantiti i servizi essenziali.


12 luglio 2007 - La Gazzetta di Mantova

Scuola: scioperano i precari

Sciopera domani il personale scolastico aderente alle organizzazioni Cub, Cobas, Usi, Unicobas e Sdl intercategoriale. L’astensione dal lavoro riguarderà solo ausiliari, tecnici e amministrativi del comparto scuola, poiché gli istituti hanno ormai concluso l’attività scolastica. Lo sciopero si collega all’analoga iniziativa nazionale dei precari di tutti i settori, volta a migliorarne le condizioni di lavoro e il trattamento economico e previdenziale. (l.m.)


12 luglio 2007 - Altromolise

Bisogna aderire allo sciopero del 13 luglio
La sezione del Molise del Movimento costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori, invita tutti i lavoratori molisani ad aderire all'azione di sciopero generale promossa da Cub e SDl per il 13 Luglio
di TIZIANO DI CLEMENTE*

Noi aderiamo per denunciare come il governo dell’Unione, attuando politiche di destra, ha regalato al padronato miliardi di euro con l'ultima finanziaria (5 miliardi per il 2007) pretende di elevare l'età pensionabile, con la volgare ipocrisia sul "futuro dei giovani" i quali in realtà sono proprio le vittime di quella controriforma pensionistica contributiva che nel 95 (governo Dini) ha abbattuto del 40% le loro future pensioni e che oggi si vuole ulteriormente inasprire.
L'unico vero interesse che centrosinistra e centrodestra vogliono tutelare è quello delle grandi imprese e delle banche, oggi come ieri uniche beneficiarie dell'abbattimento della previdenza pubblica e dei cosiddetti "risparmi" sulla pelle dei lavoratori.
Tanto più se a chiedere nuovi sacrifici è una classe dirigente che nuota nell'oro di profitti e rendite giganteschi, lucrati sullo sfruttamento dei lavoratori e garantiti dai principali partiti di governo, di centrodestra e centrosinistra: partiti che sono sul libro paga delle aziende, affogano in corruttele e scandali, fanno affari quotidiani con le banche e loro scalate.
Le direzioni sindacali e sinistre di governo ( PRC, PDCI, SD)- cercano di coprire questa politica.
Occorre riprendere la lotta perché in pensione si possa andare a 57 anni e 35 di contributi, ripristinando una previdenza pubblica a ripartizione che garantisca pensioni dignitose, perché vengano abolite le leggi di precarizzazione del lavoro, che rovinano i giovani e colpiscano la previdenza. Quanto "ai soldi necessari", si prendano finalmente là dove sono: nei 21 miliardi di euro per le spese militari, nei grandi profitti, rendite e patrimoni, negli scandalosi privilegi parlamentari , nell' enorme evasione fiscale , legale e illegale, del grande capitale( e della Chiesa).
Partendo da queste lotte immediate è possibile creare le condizioni per un futuro governo dei lavoratori, di aperta rottura con la società capitalista, che possa liberare le classi popolari da ogni forma di sfruttamento e oppressione.
*Coordinatore regionale PCL


11 luglio 2007 - Agi

PENSIONI: LEONARDI (CUB), SCIOPERO GENERALE VENERDI' 13

(AGI) - Roma, 11 lug. - "33 Euro in piu' al mese per i pensionati sotto i 654 eu non risolvono i problemi di chi vive sulla soglia della poverta': e venerdi' prossimo faremo lo sciopero generale". E' quanto sostiene Pierpaolo Leonardi, Coordinatore Nazionale CUB, sull'accordo relativo alle pensioni. "Non e' con questi criteri che si restituisce - dice - potere d'acquisto a quelle pensioni piu' basse, ma con una rivalutazione periodica che riagganci le pensioni alle dinamiche retributive ed inflattive reali". Pertanto, "affamare i giovani, precarizzare la loro esistenza e scagliarli poi contro coloro che difendono il proprio diritto ad andare in pensione dopo aver lavorato per 35 anni, e' un modo laido - aggiunge - di fare politica". Piuttosto, spiega Leonardi, "bisognerebbe dire ai giovani che allungare l'eta' rappresenta un ulteriore rinvio del loro ingresso nel mondo del lavoro". Dunque, "la pensione non e' un'elemosina, ma un diritto dei lavoratori: lo rivendichiamo con forza attraverso lo sciopero generale del 13 prossimo, di venerdi', e nonostante le forti limitazioni imposte dalla Commissione di Garanzia, che a fronte di alcune agitazioni aziendali lo impedisce nei Trasporti e nella Sanita'". La manifestazione sara' a Milano, mentre a Roma ricorderemo questo diritto al Governo, con un presidio davanti al Ministero dell'Economia, conclude Leonardi.


11 luglio 2007 - Apcom

PENSIONI/ CUB: 33 EURO IN PIU' NON RISOLVONO PROBLEMA
Per sindacato di base restano motivi sciopero del 13 luglio

Roma, 11 lug. (Apcom) - "Trentatre euro in più al mese per i pensionati sotto i 654 euro non risolvono i problemi di chi vive sulla soglia della povertà". Lo dichiara Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub, commentando l'accordo raggiunto la scorsa notte sulle pensioni.
"Non è con questi criteri che si restituisce potere d'acquisto alle pensioni più basse - spiega - ma attraverso una rivalutazione periodica che riagganci tutte le pensioni alle dinamiche retributive e inflattive reali". Secondo Leonardi "la pensione non è un'elemosina, ma un diritto dei lavoratori. Lo rivendichiamo con forza attraverso lo sciopero generale nazionale di venerdì 13 luglio".


11 luglio 2007 - Ansa

PENSIONI: CUB, AUMENTO MINIME È VERA E PROPRIA ELEMOSINA

(ANSA) - MILANO, 11 LUG - La Cub, confederazione unitaria di base, boccia senza appello l'accordo sull'aumento delle pensioni minime raggiunto nella serata di ieri tra il Governo Prodi e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Per il sindacato, che conferma lo sciopero generale indetto per venerdì prossimo, l'aumento è «una vera e propria elemosina». «Il giudizio negativo - spiega la Cub in una nota - è motivato dall'eseguità degli aumenti, che sarà rimangiata in termini di perdita del potere d'acquisto nel giro di un anno o poco piu». La soluzione trovata, poi, prosegue la Cub, «riguarda solo il 15% degli attuali pensionati. Serve ben altro per rispondere alla drammatica situazione di milioni di pensionati e al loro progressivo impoverimento». Negli ultimi dieci anni, secondo il sindacato di base, «le pensioni hanno perso oltre il 25% del potere d'acquisto». Per questo motivo, «abbiamo proposto al tavolo di Palazzo Chigi due misure: l'adeguamento automatico delle pensioni all'aumento del costo della vita e alla dinamica delle retribuzioni e il recupero per tutte le pensioni del potere di acquisto perso con un aumento consistente per le pensioni più basse». L'accordo di ieri, conclude la Cub, «conferma l'importanza del nostro sciopero di venerdì, che ha l'obiettivo di rilanciare la previdenza pubblica, respingendo anche qualsiasi aumento dell'età pensionabile».

VIGILI FUOCO: IN SCIOPERO VENERDI' 13

(ANSA) - ROMA, 11 LUG - I vigili del fuoco aderiscono allo sciopero generale proclamato il 13 luglio dalla rdb cub pubblico impiego. Lo comunica il dipartimento dei vigili del fuoco del ministero dell'Interno. Dalle 10 alle 14 si asterra' dal lavoro il personale operativo turnista, compreso quello in servizio presso le sedi aeroportuali mentre il restante personale scioperera' per l'intera giornata. Durante lo sciopero saranno comunque garantiti i servizi essenziali di soccorso tecnico ed aeroportuale.


11 luglio 2007 - Adnkronos

PENSIONI: CUB, 33 EURO IN PIU' AL MESE NON RISOLVONO PROBLEMI
SCIOPERO GENERALE IL 13 LUGLIO E MANIFESTAZIONI A ROMA E MILANO

Roma, 11 lug. - (Adnkronos) - ''33 Euro in piu' al mese per i pensionati sotto i 654 euro non risolvono i problemi di chi vive sulla soglia della poverta'''. E' Pierpaolo Leonardi, Coordinatore Nazionale Cub, a commentare l'accordo raggiunto nella notte sulle rivalutazioni delle pensioni basse. ''Non e' con questi criteri che si restituisce potere d'acquisto alle pensioni piu' basse, ma attraverso una rivalutazione periodica che riagganci tutte le pensioni alle dinamiche retributive ed inflattive reali'', dice.
''La pensione non e' un' elemosina, ma un diritto dei lavoratori", aggiunge ribadendo lo sciopero generale nazionale proclamato venerdi' 13 luglio, "nonostante le forti limitazioni imposte dalla Commissione di Garanzia". Confermate anche la contemporanea manifestazione a Milano ed il presidio davanti al Ministero dell'Economia a Roma sempre per venerdi' prossimo.

TRASPORTO LOCALE: TORINO, VENERDÌ SCIOPERO DEI SINDACATI DI BASE

Torino, 11 lug. - (Adnkronos) - La Federazione RdB Trasporti Torino ha aderito allo sciopero nazionale di otto ore proclamato per venerdì prossimo dalla Confederazione Unitaria di Base Pertanto, lo sciopero interesserà il settore del trasporto locale dalle 15 alle 23 per quando riguarda il servizio urbano e suburbano di Torino (escluse linee 19, 43 e 46 barrato), la metropolitana dalle 9 alle 14.30, le autolinee extraurbane e linee 19, 43, 46 barrato dalle 8 alle 14.30 e le ferrovie dalle 17.30 a fine servizio In una nota Gtt, il Gruppo torinese trasporti, avverte che a causa dell'agitazione ci potranno essere ripercussioni sul normale servizio dei mezzi pubblici, con conseguenti disagi per la clientela ma precisa che le corse in partenza entro l'orario di inizio dello sciopero saranno comunque completate e arriveranno fino al capolinea.


11 luglio 2007 - Dire

COMUNE BOLOGNA. SCIOPERO RDB VENERDI' 13 LUGLIO

(DIRE) Bologna, 11 lug. - L'Amministrazione comunale di Bologna rende noto che le Organizzazioni sindacali Rdb/Cub hanno proclamato uno sciopero generale per l'intera giornata di venerdi' 13 luglio 2007. Lo sciopero interessa tutti i lavoratori del Comune di Bologna (Contratti Enti Locali-Dirigenza e Scuola). L'effettuazione dello sciopero comporta il rispetto degli accordi sulle norme di garanzia per il funzionamento dei servizi pubblici essenziali sottoscritti tra la delegazione trattante del Comune di Bologna e le Organizzazioni sindacali.


11 luglio 2007 - Gazzetta di Reggio

Sciopero generale

REGGIO E. - Il Cub (confederazione unitaria di base) ha proclamato per venerdì 13 luglio uno sciopero generale di 24 ore di tutte le categorie «per il rilancio del sistema previdenziale pubblico, salari europei e rinnovi contrattuali veri, diritto alla casa, democrazia nei luoghi di lavoro, abolizione del pacchetto Treu e della legge 30 Biagi». Uno sciopero «contro lo scippo del Tfr, le privatizzazioni, le basi, le missioni e le spese militari, la devastazione ambientale».
«Abbiamo proclamato questo sciopero generale - spiega il Cub - per il rilancio del sistema previdenziale pubblico, che ritorni retributivo per tutti, l’aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive, il recupero del potere di acquisto. Mantenimento dei 35 anni di contributi e 57 anni di età per la pensione».


11 luglio 2007 - Il Manifesto

Pensioni. Sciopero «di base»

Contro una riforma delle ensioni che non abolisca lo «scalone» venerdì hanno dichiarato uno sciopero generale alcuni sindacati di base (Cub-Rdb, Sdl, ecc). La Commissione di garanzia ha però vietato l'astensione dal lavoro nel settore dei traposrti pubblici (treni, aerei, parte dei trasporti locali), che avrebbe garantito una maggiore «visibilità» sociale alla mobilitazione. Confermate invece le otto ore di astensione dal lavoro per tutti gli altri comparti. Una manifestazione nazionale si terrà a Milano, mentre presidi saranno effettuati in molte città. «Dopo che la Finanziaria 2007 ha dato «miliardi ai padroni e peggiorato le condizioni di vita dei ceti popolari», il Governo ci riprova con il Dpef: «si vuole ancora una volta far pagare a lavoratori, pensionati e precari l'aumento dei profitti, l'evasione fiscale e la speculazione finanziaria». Questa, in sintesi, la piattaforma dello sciopero.


11 luglio 2007 - Estense

Venerdì 13 astensione dal lavoro dei sindacati di base
Le RdB scioperano per la previdenza pubblica

Ferrara - Il coordinamento provinciale di Ferrara RdB-Cub "nel denunciare lo scippo del tfr, alla scadenza deI 30 gIugno, rileva la scarsa adesione dei lavoratori al fondi pensione e annuncia lo sciopero del 13 luglio.
"Le assicurazioni e le banche – affermano i sindacati autonomi - che con propri promoter finanzieri, ha pubblicizzato la scelta dei fondi pensione negoziali all’interno delle assemblee. promosse per i lavoratori delle aziende ferraresi dai sindacati Cgil Cisl Uil, i quali sono particolarmente e direttamente interessati poiché andranno a gestire al 50% insieme con i datori dl lavoro, i fondi pensione stessi come Cometa, Previlabor, Fonte, ect.".
Il sindacato Cub attraverso i propri iscritti e rappresentanti sindacali "ha invece indicato in diverse assemblee sui posti di lavoro e nella sede di via delle Scienze, 24, e attraverso il volantinaggio di più di 150.000 fra volantini e materiale informativo, di mantenere il tfr presso il datore di lavoro, l’Inps pubblica, perché sicuro ed esigibile e di non scegliere i fondi pensione negoziali né i fondi aperti perché rischiosi e nel lungo periodo destinati a rendere meno del tfr o addirittura a fallire come è successo ultimamente ai fondi delle banche Cassa Ibi, Bnl, Comit, e al Fondo Pensione del lavoratori del Teatro di Genova".
"Nonostante la massiccia campagna di informazione – continuano le rappresentanze di base - a favore dei fondi, campagna finanziata con i soldi pubblici, i lavoratori però non hanno aderito al fondi pensione". Dagli ultimi rilevamenti solo il 13% dei dipendenti ha scelto di aderire, compreso anche chi era già iscritto ai fondi negli anni scorsi.
La Cub, che é presente ai tavoli di discussione su pensioni e welfare, afferma che "le proposte dei Governo sulle pensioni e sui cosiddetti ammortizzatori sociali, distano mille miglia dalle esigenze dei lavoratori e pensionati, e annuncia lo sciopero generale nazionale del sindacalismo di base per venerdì 13 luglio di tutte le categorie pubbliche e private per l'intera giornata per la redistribuzione del reddito, la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico e dello stato sociale (scuola, sanità, casa, ecc...), l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive, per salari europei, rinnovi contrattuali veri, lavoro stabile e tutelato e diritto ai reddito, contro la guerra, per il taglio drastico delle spese militari, lo scippo del tfr, la legge 30".


11 luglio 2007 - Il Messaggero Veneto

L'AGITAZIONE
Trasporti: venerdì 13 sette ore di sciopero

VENEZIA — Autobus e vaporetti a singhiozzo, biglietterie chiuse a macchia di leopardo. Il 13 luglio sarà un venerdì di disagi per il trasporto pubblico. Sette ore di sciopero nazionale organizzato dalle rappresentanze sindacali di base RdB-CUB, rischiano di fermare i mezzi pubblici a Venezia e Mestre e nell'intera provincia dlale 9.30 alle 16.30. Lo sciopero interessa anche i dipendenti Actv che prestano servizio presso i punti vendita Hellovenezia: per questo motivo alcuni sportelli potrebbero non essere operativi o svolgere servizio irregolare nella stessa fascia oraria. «Lottiamo per la redistribuzione del reddito - spiegano i rappresentanti sindacali - la difesa ed il rilancio del sistema previdenziale pubblico e dello stato sociale, l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive, e contro lo scippo del Tfr». Durante lo sciopero verranno garantiti i servizi minimi. Come è prassi saranno garantite le ultime corse: per la linea 1 l'ultima corsa regolare dal Lido per Piazzale Roma parte alle 8.06. Da Rialto a Piazzale Roma alle 8.45, al Lido alle 8.38. Da Piazzale Roma l'ultima corsa regolare per Lido alle 8.18.


10 luglio 2007 - Ansa

DPEF: CUB; SCELTE ANTIPOPOLARI, SCIOPERO GENERALE VENERDÌ
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A MILANO, PRESIDIO A ROMA

(ANSA) - MILANO, 10 LUG - Dopo che la Finanziaria 2007 ha dato «miliardi ai padroni e peggiorato le condizioni di vita dei ceti popolari», il Governo ci riprova con il Dpef: «si vuole ancora una volta far pagare a lavoratori, pensionati e precari l'aumento dei profitti, l'evasione fiscale e la speculazione finanziaria». Sono queste, in sintesi, le motivazioni dello sciopero generale promosso per l'intera giornata di venerdì prossimo dalla Cub, la Confederazione unitaria di base. All'astensione hanno aderito anche SdL, Al Cobas e Usi. La manifestazione nazionale del 13 luglio è prevista a Milano, a partire dalle 10 da largo Cairoli, mentre alla stessa ora sarà attuato un presidio a Roma davanti al Ministero del Tesoro in via XX settembre. I motivi che hanno portato allo sciopero generale sono state illustrati oggi dal coordinatore nazionale della Cub, Piergiorgio Tiboni che chiede, fra l'altro: il rilancio della previdenza pubblica invece che seguire «una linea di tagli indicata a livello nazionale e internazionale che si basa su dati falsi»; no all'aumento dell'età pensionabile; diritto alla pensione con 35 anni di contributi, calcolo per tutti al 2% annuo sulle ultime retribuzioni, rivalutazione automatica legata al costo della vita e alla dinamica salariale, recupero della perdita di potere d'acquisto. Il sindacalismo di base dice anche «'nò allo scippo del Tfr con il silenzio-assenso», chiede lavoro stabile e reddito per tutti con la completa cancellazione delle tipologie contrattuali oggi previste dal pacchetto Treu e dalla legge 30 stabilendo la centralità del lavoro a tempo indeterminato come forma tipica del lavoro subordinato. Infine fra le altre richieste il sostegno al reddito (garanzia di un reddito sociale minimo di euro 10.000 per quanti si trovano privi di attività lavorativa o con un reddito inferiore a 8.000 euro e servizi gratuiti) e maggiori tutele per le lavoratrici (rendere nulle le dimissioni in bianco che le lavoratrici «in troppi casi, sono costrette a firmare al momento dell'assunzione, le mamme lavoratrici non devono essere costrette a scegliere tra lavoro e cura dei figli» e assicurare contributi figurativi per i congedi parentali).

PENSIONI: FERRANDO, PRC NON COPRA CGIL SU ACCORDO CONTESTATO

(ANSA) - ROMA, 10 LUG - «In cambio di qualche concessione sulla platea degli esclusi, il Prc sembra disposto a subire una soluzione sulle pensioni addirittura peggiore della proposta Damiano: questo è il segnale emerso dall'incontro Prc-sindacati». Lo sottolinea Marco Ferrando, leader del movimento per il partito comunista dei lavoratori. «È un buon segnale - prosegue - per il governo Prodi un pessimo segnale per i lavoratori. Dopo aver sostenuto una Finanziaria confindustriale che ha regalato cinque miliardi alle imprese, sindacati e Prc si predispongono a negoziare ulteriori sacrifici per la loro base sociale. È un esito che consideriamo inaccettabile, e vogliamo scongiurarlo». «Il Partito comunista dei lavoratori - sottolinea ancora - fa appello al Prc, in questi giorni cruciali, perchè si sottragga all'abbraccio mortale di Prodi e Padoa-Schioppa. La responsabilità del Prc è in ogni caso decisiva: se Rifondazione rifiutasse di coprire la Cgil, potrebbe impedire un accordo annunciato già contestato nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro». «Per quel che ci riguarda - conclude Ferrando - ci impegniamo in tutti i luoghi di lavoro per un'aperta sconfessione pubblica di ogni eventuale accordo che elevi, in qualsiasi forma, l'età pensionabile. Per questo aderiamo all'azione di sciopero generale promossa dalla Cub per il 13 luglio».


10 luglio 2007 - Adnkronos

PENSIONI: FERRANDO (MPCL), APPELLO A PRC NON COPRITE EPIFANI
POI FAREMO VALUTAZIONE ANDAMENTO TAVOLI

Roma, 10 lug. (Adnkronos) - «In cambio di qualche concessione sulla platea degli esempi, il Prc sembra disposto a subire una soluzione sulle pensioni addirittura peggiore della proposta Damiano: questo è il segnale emerso dall'incontro Prc-sindacati. È un buon segnale per il governo Prodi, un pessimo segnale per i lavoratori. Dopo aver sostenuto una Finanziaria confindustriale che ha regalato 5 mld alle imprese, sindacati e Prc si predispongono a negoziare ulteriori sacrifici per la loro base sociale. È un esito che consideriamo inaccettabile». Marco Ferrando, del Movimento per il partito Comunista dei lavoratori, fa appello «al Prc in questi giorni cruciali, perchè si sottragga all'abbraccio mortale di Prodi e Padoa-Schioppa». «La responsabilità del Prc è in ogni caso decisiva -ammonisce Ferrando- se rifiutasse di coprire la Cgil potrebbe impedire un accordo annunciato già contestato nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro; se scegliesse di salvare Prodi e i propri ministri, coprendo Epifani, si esporrebbe ad una contestazione tra i lavoratori e nella Fiom. Di certo non potrebbe al tempo stesso salvare Prodi e salvare la faccia». «Per quel che ci riguarda ci impegniamo in tutti i luoghi di lavoro per un'aperta sconfessione pubblica di ogni eventuale accordo che elevi l'età pensionabile. Per questo aderiamo all'azione di sciopero generale promossa dalla Cub per il 13 luglio», annuncia in conclusione.

BOLOGNA: VENERDÌ SCIOPERO DIPENDENTI COMUNE INDETTO DA RDB

Bologna, 10 lug. - (Adnkronos) - Dipendenti del Comune di Bologna (Contratti Enti Locali - Dirigenza e Scuola) in sciopero per l'intera giornata di venerdì su iniziativa delle Rdb/Cub. I servizi essenziali, si legge in una nota dell'aministrazione, verranno comunque assicurati, in virtù degli accordi sottoscritti sulle norme di garanzia tra Comune e organizzazioni sindacali.


Milano - Conferenza Stampa CUB
Sciopero del 13 luglio

E’ convocata per martedì 10 c.m. alle ore 11,30 una Conferenza Stampa presso la sede della Cub di Viale Lombardia 20 a Milano.
Nel corso della conferenza stampa saranno illustrati gli obiettivi alla base della Sciopero Generale indetto dalla Confederazione Unitaria di Base per venerdì 13 luglio con manifestazione nazionale a Milano.
Le proposte alla base dello sciopero vengono sostenute dalla Cub negli incontri a Palazzo Chigi con governo e parti sociali.
Col Dpef ci riprovano, dopo che la finanziaria 2007 ha dato miliardi ai padroni e peggiorato le condizioni di vita dei ceti popolari. Vogliono ancora una volta far pagare a lavoratori pensionati e precari l’aumento dei profitti, l’evasione fiscale e la speculazione finanziaria.
No all’aumento dell’età pensionabile, diritto alla pensione con 35 anni di contributi, calcolo per tutti al 2% annuo sulle ultime retribuzioni, rivalutazione automatica al costo della vita e alla dinamica salariale, recupero della perdita di potere d’acquisto.
No allo scippo del Tfr con il silenzio assenso.
Maggiori tutele per le lavoratrici.
Rendere nulle le dimissioni in bianco che le lavoratrici, in troppi casi, sono costrette a firmare al momento dell’assunzione, le mamme lavoratrici non devono essere costrette a scegliere tra lavoro e cura dei figli e assicurare contributi figurativi per i congedi parentali.

- Lavoro stabile e reddito per tutti
- Salari europei e contratti veri
- Riduzione irpef su salari e pensioni
- Diritto alla casa


10 luglio 2007 - Il Manifesto

Sciopero generale
La Commissione di garanzia dimezza quello del 13 luglio

La mobilitazione generale promossa dai sindacati di base (Cub, Sdl, ecc) per venerdì è stata drasticamente «ridotta» a sole 4 ore. La Commissione «ha intimato la revoca nel trasporto ferroviario, in quello aereo, nella sanità pubblica e in quasi tutto il trasporto pubblico locale, perché vi sono degli scioperi aziendali già programmati per i giorni intorno a quella data», ha spiegato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub.


10 luglio 2007 - Puglia TV

13 luglio sciopero generale VVF

Anche il Comando provinciale dei VVF di Brindisi prenderà parte allo sciopero generale di venerdì 13 luglio organizzato dalla Rdb Cub, contro il depotenziamento del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Uno sciopero contro la legge finanziaria che, si legge nel comunicato della Rdb Cub, prevede lo smantellamento e la destrutturazione della Pubblica Amministrazione e della chiusura della direzioni regionali dei VVF.


10 luglio 2007 - Tuttoabruzzo

Venerdì 13 luglio sciopero generale
CONTRO IL CONTINUO SMANTELLAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Lavoratori, dopo l’attacco dell’altro giorno, di una velata e non ancora definita, chiusura delle Direzioni Regionali VV.F., sulla Gazzetta Ufficiale n. 152 del 3 luglio 2007, sono state pubblicate le "Linee guida per l'attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 1, commi da 404 a 416 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 - Finanziaria 2007" che dispone lo smantellamento e la destrutturazione dell'intera Pubblica Amministrazione.
La "riallocazione del personale", la "rideterminazione" delle strutture periferiche e la "riorganizzazione" degli uffici. La messa "sul mercato privato" dei servizi della pubblica amministrazione e l'espulsione dai processi produttivi dei lavoratori pubblici. Il memorandum sul Pubblico Impiego siglato dal Governo e CGIL, CISL, UIL, le vicende sui rinnovi contrattuali, lineano chiaramente il feroce assalto portato alle condizioni e ai bisogni dei lavoratori pubblici. Solo la RdB-CUB, rimane nello scenario sindacale a contrastare l'attacco al lavoro pubblico e con quanto accade sia con il DPEF 2008/2011 sia con il tavolo sulle pensioni e sullo stato sociale.
Sul DPEF 2008/2011, presentato dal Governo, è appena il caso di sottolineare che siamo di fronte a misure strettamente congiunturali, senza alcun carattere strutturale e continuativo, né sul piano delle risorse né su quello della spesa. La gratifica di 350 euro per circa 2 milioni di pensionati vale solo per il 2007 e, comunque, di pensionati ne restano fuori almeno ancora 1 milione e mezzo; i soldi a sostegno dei giovani sono uno sberleffo a confronto della situazione del lavoro precario in Italia e legittimando l'impianto legislativo vigente.
Il lavoro viene cancellato come valore sociale, salvo che non sia legato, appunto, allo sfruttamento e alla precarietà. Stiamo parlando, perciò, di pura carità in una società in cui la vera emergenza non erano e non sono i conti pubblici ma, ancora una volta, e come sempre, lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. Stessa cosa sta avvenendo con le PENSIONI ed i COEFFICIENTI, si tratta di una mera e squallida "trattativa" che, anziché rilanciare il sistema previdenziale pubblico, punta esclusivamente a garantire il risparmio previdenziale previsto dallo scalone della riforma Maroni e ad incentivare la previdenza integrativa tra le parti, intende rinunciare al rastrellamento di risorse che quello scalone permette e la proposta del ministro cigiellino Damiano, apparentemente più morbida, è comunque incentrata sullo scalone di Maroni.
Il Governo si accontenterebbe di aumentare l'età pensionabile a 58 anni con un sistema di incentivi per chi intende lavorare anche oltre. Questo sistema, resterebbe in vigore per tre anni, passati i quali, dopo una ulteriore verifica di sostenibilità con i conti, in caso di necessità si riproporrà di nuovo lo scalone di Maroni. Insomma, la stessa filosofia del governo di centrodestra di allungare l'età pensionabile fino a 60 anni. Questa, è la sostanza. Con la rivalutazione dei coefficienti, infine, il Governo opererebbe una ingiusta ed inaccettabile taglio delle pensioni future, proprio per quei giovani che dichiara di voler tutelare.
La RdB-CUB dice No all’aumento dell’età pensionabile, diritto alla pensione con 35 anni di contributi, calcolo per tutti al 2% annuo sulle ultime retribuzioni, rivalutazione automatica all’aumento del costo della vita e alla dinamica salariale, recupero della perdita di potere d’acquisto, No allo scippo del Tfr/TFS. CONTRO IL DEPOTENZIAMENTO DEL CORPO NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO SCIOPERO GENERALE VENERDI’ 13 LUGLIO 2007 INTERA GIORNATA Manifestazione Nazionale a Milano Largo Cairoli, ore 9,30, Presidio a Roma, Ministero dell'Economia e delle Finanze Via XX Settembre, 97 - ore 10,00.


9 luglio 2007 - Apcom

TRASPORTI/ CUB: GARANTE DIMEZZA SCIOPERO GENERALE 13 LUGLIO
Troppi 'editti', Parlamento riveda ruolo commissione garanzia

Roma, 9 lug. (Apcom) - La Commissione di garanzia sul diritto di sciopero ha "dimezzato" lo sciopero generale del 13 luglio promosso dalla Cub e da altre organizzazioni di base. Lo afferma in una nota Pierpaolo Leonardi, uno dei coordinatori nazionali della Confederazione unitaria di base.
La commissione, spiega Leonardi, "ci ha intimato di revocare lo sciopero nel trasporto ferroviario, in quello aereo, nella sanità pubblica e praticamente in quasi tutto il trasporto pubblico locale perché ci sono degli scioperi aziendali già programmati per i giorni intorno al 13 luglio. In quelle aziende, quindi, non sarebbe possibile rispettare la 'rarefazione oggettiva'. Praticamente - sottolinea - secondo la commissione lo sciopero generale non esiste più".
"La commissione - conclude il sindacalista - sta veramente esagerando con i suoi editti. Ci batteremo per costringere il legislatore a rivedere il ruolo della commissione, che si sta autonomizzando dal Parlamento e si arroga il diritto di produrre legislazione in proprio, fino a far scomparire lo sciopero generale dallo scenario del Paese".


9 luglio 2007 - Adnkronos

TRASPORTI: CUB, COMMISSIONE GARANZIA DIMEZZA SCIOPERO 13 LUGLIO
GARANTE ESAGERA CON I SUOI EDITTI

Roma, 9 lug. - (Adnkronos) - La Commissione di garanzia sul diritto di sciopero ha «letteralmente dimezzato lo sciopero generale del 13 luglio promosso dalla Cub e da altre organizzazioni di base». È quanto afferma in una nota Pierpaolo Leonardi, uno dei Coordinatori nazionali della Confederazione Unitaria di Base. La commissione, continua, «ci ha intimato di revocare lo sciopero nel trasporto ferroviario, in quello aereo, nella sanità pubblica e praticamente in quasi tutto il trasporto pubblico locale perchè vi sono degli scioperi aziendali già programmati per i giorni intorno al 13 luglio e quindi in quelle aziende non sarebbe possibile rispettare la rarefazione oggettiva». «Praticamente, secondo la Commissione, lo Sciopero generale non esiste più», osserva Leonardi per il quale la Commissione «sta veramente esagerando con i suoi editti». La confederazione si batterà, conclude Leonardi, «per costringere il legislatore a rivedere il ruolo della commissione che si sta autonomizzando dal Parlamento e si arroga il diritto di produrre legislazione in proprio, fino a far scomparire lo sciopero generale dallo scenario del Paese».


8 luglio 2007 - Agrigento notizie

Vigili del Fuoco, 13 luglio sciopero generale

Lavoratori, dopo l’attacco dell’altro giorno, di una velata e non ancora definita, chiusura delle Direzioni Regionali VV.F., sulla Gazzetta Ufficiale n. 152 del 3 luglio 2007, sono state pubblicate le "Linee guida per l'attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 1, commi da 404 a 416 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 - Finanziaria 2007" che dispone lo smantellamento e la destrutturazione dell'intera Pubblica Amministrazione.
La "riallocazione del personale", la "rideterminazione" delle strutture periferiche e la "riorganizzazione" degli uffici. La messa "sul mercato privato" dei servizi della pubblica amministrazione e l'espulsione dai processi produttivi dei lavoratori pubblici. Il memorandum sul Pubblico Impiego siglato dal Governo e CGIL, CISL, UIL, le vicende sui rinnovi contrattuali, lineano chiaramente il feroce assalto portato alle condizioni e ai bisogni dei lavoratori pubblici. Solo la RdB-CUB, rimane nello scenario sindacale a contrastare l'attacco al lavoro pubblico e con quanto accade sia con il DPEF 2008/2011 sia con il tavolo sulle pensioni e sullo stato sociale. Sul DPEF 2008/2011, presentato dal Governo, è appena il caso di sottolineare che siamo di fronte a misure strettamente congiunturali, senza alcun carattere strutturale e continuativo, né sul piano delle risorse né su quello della spesa.
La gratifica di 350 euro per circa 2 milioni di pensionati vale solo per il 2007 e, comunque, di pensionati ne restano fuori almeno ancora 1 milione e mezzo; i soldi a sostegno dei giovani sono uno sberleffo a confronto della situazione del lavoro precario in Italia e legittimando l'impianto legislativo vigente. Il lavoro viene cancellato come valore sociale, salvo che non sia legato, appunto, allo sfruttamento e alla precarietà.
Stiamo parlando, perciò, di pura carità in una società in cui la vera emergenza non erano e non sono i conti pubblici ma, ancora una volta, e come sempre, lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. Stessa cosa sta avvenendo con le PENSIONI ed i COEFFICIENTI, si tratta di una mera e squallida "trattativa" che, anziché rilanciare il sistema previdenziale pubblico, punta esclusivamente a garantire il risparmio previdenziale previsto dallo scalone della riforma Maroni e ad incentivare la previdenza integrativa tra le parti, intende rinunciare al rastrellamento di risorse che quello scalone permette e la proposta del ministro cigiellino Damiano, apparentemente più morbida, è comunque incentrata sullo scalone di Maroni.
Il Governo si accontenterebbe di aumentare l'età pensionabile a 58 anni con un sistema di incentivi per chi intende lavorare anche oltre. Questo sistema, resterebbe in vigore per tre anni, passati i quali, dopo una ulteriore verifica di sostenibilità con i conti, in caso di necessità si riproporrà di nuovo lo scalone di Maroni.
Insomma, la stessa filosofia del governo di centrodestra di allungare l'età pensionabile fino a 60 anni. Questa, è la sostanza. Con la rivalutazione dei coefficienti, infine, il Governo opererebbe una ingiusta ed inaccettabile taglio delle pensioni future, proprio per quei giovani che dichiara di voler tutelare. La RdB-CUB dice No all’aumento dell’età pensionabile, diritto alla pensione con 35 anni di contributi, calcolo per tutti al 2% annuo sulle ultime retribuzioni, rivalutazione automatica all’aumento del costo della vita e alla dinamica salariale, recupero della perdita di potere d’acquisto, No allo scippo del Tfr/TFS.
CONTRO IL DEPOTENZIAMENTO DEL CORPO NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO SCIOPERO GENERALE VENERDI’ 13 LUGLIO 2007 INTERA GIORNATA Manifestazione Nazionale a Milano Largo Cairoli, ore 9,30, Presidio a Roma, Ministero dell'Economia e delle Finanze Via XX Settembre, 97 - ore 10,00


8 luglio 2007 - La Nazione

Pisa. Geofor

Le organizzazioni sindacali Cub, Usi, Unicobas, Sdl intercategoriale proclamano lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata del 13 luglio. Saranno garantiti i servizi pubblici minimi essenziali.


6 luglio 2007 - Asca

POSTE: IL 13/7 SCIOPERO NAZIONALE 24 ORE DEL PERSONALE RECAPITI

(ASCA) - Roma, 6 lug - Una Organizzazione Sindacale, non firmataria del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ha proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore per la giornata del 13 luglio 2007 per il personale del Recapito, in relazione al piano di riorganizzazione del settore. Lo rende noto Poste Italiane precisando che per la stessa giornata, altra Organizazione Sindacale non firmataria del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ha comunicato di aderire allo Sciopero Generale indetto da dalla Confederazione CUB per l'intera giornata del 13 luglio 2007, con inizio dal turno montante la sera del 12. Poste non prevede particolari impatti sui servizi.


6 luglio 2007 - Apcom

POSTE ITALIANE/ VENERDÌ 13 SCIOPERO NAZIONALE DI 24H POSTINI
Non si prevedono particolari impatti sui servizi

Roma, 6 lug. (Apcom) - Una organizzazione sindacale, non firmataria del contratto collettivo nazionale di lavoro, ha proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore per il 13 luglio per il personale del recapito, in relazione al piano di riorganizzazione del settore. Lo si legge in una nota della società, in cui si precisa che, sempre per venerdì 13, un'altra organizzazione sindacale non firmataria del ccnl, aderirà allo sciopero indetto da CUB per l'intera giornata, con inizio dal turno montante la sera del 12. Non si prevedono particolari impatti sui servizi.


6 luglio 2007 - Il Tirreno

Igiene: venerdì 13 servizi minimi
LAVORATORI IN SCIOPERO

Pisa - La Geofor comunica che le organizzazioni sindacali Cub, Usi, Unicobas intercategoriale hanno indetto uno sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata di venerdì 13 luglio. Nella giornata di sciopero saranno garantiti i servizi pubblici essenziali.


5 luglio 2007 - Liberazione

Padoa Schioppa ottimista, ma il Prc insiste: no all'ipotesi Damiano
Aumento delle minime, trattativa in alto mare
di Roberto Farneti

Più s'ingarbuglia la matassa delle pensioni, più si avvicinano le condizioni per un'intesa. Così, almeno, sembra pensarla il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, che ieri si è detto ottimista sul raggiungimento di un accordo con i sindacati prima della pausa estiva. Quanto alle critiche al Dpef avanzate da Ue e Fmi, Padoa Schioppa getta acqua sul fuoco: «Nei tre anni dal 2006 al 2008 il miglioramento strutturale rispetta gli impegni presi con Bruxelles. Almunia avrebbe preferito un cammino più rapido? Anche io», taglia corto il ministro.
Sta di fatto che lo scoglio delle pensioni non è stato ancora aggirato. Anzi, la trattativa sembra tornata in alto mare, dopo la bocciatura da parte di Cgil Cisl e Uil della proposta avanzata dal governo per la rivalutazione delle pensioni minime, proposta definita «inadeguata». L'esecutivo ha già stanziato 900 milioni di euro per il 2007 e 1,3 miliardi per il 2008. Il nodo da sciogliere è la platea dei beneficiari. Nel documento presentato ieri dal ministro del Lavoro Cesare Damiano si propone di considerare il reddito dei pensionati, fissato in circa 600 euro al mese. I sindacati propendono invece per un criterio selettivo basato sugli anni di contribuzione: «Non riteniamo giusto - spiega Betty Leone, segretaria dello Spi Cgil - privilegiare un approccio assistenziale per cui succede che chi ha un pensione sociale a momenti finisce col prendere un assegno più alto di chi ha lavorato per vent'anni, versando regolarmente i contributi e ricevendo un salario basso. In questo modo - obietta la sindacalista - si disincentiva il pagamento dei contributi, favorendo il lavoro nero e mettendo in difficoltà il sistema previdenziale pubblico». Questo non vuol dire, precisano Cgil Cisl e Uil, che vogliamo «escludere da futuri miglioramenti le pensioni da lavoro autonomo e gli assegni sociali».
Nel frattempo la trattativa prosegue. Il tavolo è già stato riconvocato per domani, ma è chiaro che il principale ostacolo sulla strada del raggiungimento di un'intesa complessiva rimane "come si supera lo scalone Maroni". L'ipotesi formulata dal ministro Damiano (innalzamento da 57 a 58 anni dell'età pensionabile nel 2008 e incentivi per i successivi tre anni, con verifica finale sui risparmi ottenuti e eventuale ritorno allo scalone) convince la Cisl ma divide la Cgil, con l'apertura giunta ieri dal segretario generale Guglielmo Epifani e la Fiom che resta contraria. Intanto i sindacati di base Cub e Sdl confermano lo sciopero generale indetto per il 13 luglio con manifestazione nazionale a Milano («Sulle pensioni nessuna mediazione è accettabile», dichiara Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale Cub).
Anche nella maggioranza si sono aperte fratture evidenti. Alle accuse alla sinistra del senatore della Margherita Lamberto Dini, che ha definito «inaccettabile» l'abbbattimento dello scalone, fanno da contraltare i paletti fissati da Rifondazione, che chiede il rispetto del programma con cui l'Unione ha vinto le elezioni e sottolinea la rabbia che c'è nelle fabbriche, dove sono in corso numerosi scioperi. «Siamo un partito che fa parte di questo governo - premette Maurizio Zipponi, responsabile Lavoro del Prc - e quindi contribuiamo alla costruzione di un punto di vista unitario nella maggioranza che lo sostiene o, qualora questa sintesi non si riuscisse a raggiungere, a una sua crisi». La posizione di Rifondazione sulle pensioni è chiara: «Lo scalone va abbattuto, mentre per i coefficienti di calcolo vogliamo la garanzia - dice Zipponi - che la pensione pubblica rimanga il pilastro della previdenza; per quanto riguarda i giovani, la lotta alla precarietà deve prevedere modifiche importanti alla legge 30, a partire dal contratto a termine; il modo migliore per dare un posto di lavoro ai giovani è mandare in pensione chi ha maturato il diritto». Altrettanto precise le obiezioni all'ipotesi Damiano: «A 57 anni e 35 di contributi devono rimanere - insiste Zipponi - tutti coloro che hanno una condizione di lavoro operaio o equivalente, tutti coloro che fanno i tre turni e i lavori usuranti, mentre tutti quelli che hanno compiuto i 40 anni di contributi devono poter andare immediatamente in pensione. La sperimentazione degli incentivi per tre anni e la successiva verifica deve essere una cosa seria il cui esito - osserva il dirigente di Rifondazione - non può essere precostituito. Il che vuol dire che non può essere previsto un ritorno automatico allo scalone».


5 luglio 2007 - EPolis

Cub: sciopero il 13

Uno sciopero generale contro l'aumento dell'età pensionabile è stato indetto, per il 13 luglio, dai Cub (comitati unitari di base). Il coordinatore nazionale, Pierpaolo Leonardi: «Sarà una risposta di massa al tentativo di fare delle pensioni una merce di scambio nel Governo».


4 luglio 2007 - Adnkronos

PENSIONI: CUB, NESSUNA MEDIAZIONE SCIOPERO GENERALE IL 13 LUGLIO

Roma, 4 lug. - (Adnkronos) - "Sulle pensioni nessuna mediazione e' accettabile: per questo la Cub ha indetto per venerdi' 13 luglio lo sciopero generale nazionale dell'intera giornata''. Ad annunciare la mobilitazione che sara' accompagnata da una doppia manifestazione a Milano e a Roma, e' Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale CUB.


4 luglio 2007 - Agi

PENSIONI: CUB PROCLAMA SCIOPERO GENERALE PER 13 LUGLIO

(AGI) - Roma, 4 lug. - Uno sciopero generale contro l’aumento dell’eta’ pensionabile e’ stato indetto, per il 13 luglio, dai Cub (comitati unitari di base). Il coordinatore nazionale del sindacato autonomo, Pierpaolo Leonardi, ha dichiarato che la mobilitazione sara’ "una risposta di massa al tentativo di fare della questione-pensioni una merce di scambio all’interno del Governo, perche’ sulle pensioni nessuna mediazione e’ accettabile".
Nella piattaforma dello sciopero, che durera’ per l’intera giornata, si legge: "No allo scippo del Tfr con il silenzio assenso; per il diritto alla pensione con 35 anni di contributi; per il calcolo per tutti al secondo anno sulle ultime retribuzioni; per la rivalutazione automatica delle pensioni all’aumento del costo della vita e alla dinamica salariale; per il recupero della perdita di potere d’acquisto". Il 13 luglio si terra’ una manifestazione nazionale a Milano, in Largo Cairoli, con partenza alle ore 9,30 e un presidio a Roma davanti al Ministero del Tesoro, in Via XX Settembre, alle 10. (AGI)


4 luglio 2007 - Agr

Pensioni: Cub, sciopero generale il 13 luglio

ROMA - I Cub, i comitati unitari di base, hanno proclamato uno sciopero generale per il 13 luglio contro l'aumento dell'eta' pensionabile. Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale del sindacato, ha detto: "E' una risposta di massa al tentativo di fare della questione-pensioni una merce di scambio all'interno del Governo, perche' sulle pensioni nessuna mediazione e' accettabile". A Milano, per il 13 luglio, e' prevista una manifestazione nazionale, con partenza alla 9.30 da largo Cairoli. A Roma, invece, e' previsto un presidio davanti al ministero del Tesoro. (Agr)


4 luglio 2007 - Audionews

Roma. Incontro Damiano-sindacati, nulla di fatto

Il confronto sulle pensioni basse che beneficeranno degli aumenti previsti dal Dpef è rinviato a venerdì. Nulla di fatto dall'incontro tra il ministro Damiano e i sindacati. Fiducioso sul buon esito della trattativa si è detto il ministro dell'economia Padoa Schioppa. Intanto i Cub, comitati unitari di base, hanno proclamato uno sciopero generale per il 13 luglio contro l'aumento dell'eta' pensionabile.


3 luglio 2007 - Agi

PENSIONI: 13 LUGLIO SCIOPERO GENERALE DEI COBAS

(AGI) - Roma, 3 lug. - "Sciopero generale di tutte le categoriepubbliche e private per l'intera giornata del 13 luglio". Lo annunciano in un comunicato le organizzazioni sindacali Al Cobas, Cib Unicobas, Cub, SdL Intercategoriale e Usi che giudicano le proposte del governo su pensioni e precarieta' "assolutamente negative e lontanissime dalle esigenze dei lavotatori e dei pensionati". "Occorre una mobilitazione generale - si legge - per far sentire al governo e ai sindacati che stanno concertando il nuovo attacco al sistema pensionistico pubblico la voce di chi, lavoratori e lavoratrici, giovani e anziani, sara' colpito ulteriormente dalle riforme che portano alla privatizzazione delle pensioni". Per la Scuola, i sindacati di base precisano che lo sciopero e' indetto "contro la triennalizzazione del contratto di lavoro; i tagli agli organici per Ata e docenti; lo scippo operato ai danni degli Ata ex Enti Locali con l'accordo di Cgil, Cisl e Uil dall'art. 1, comma 218, della Legge Finanziaria approvata il 23.12.2005 dall'Esecutivo Berlusconi e non abrogato dal Governo attuale, che non consente il recupero dell'anzianita' pregressa".


3 luglio 2007 - La Voce d'Italia

Gli autonomi rigettano l'accordo tra Governo e sindacati unitari
I cobas annunciano uno sciopero generale il 13 luglio
di Jack Farrow

Il 13 luglio i Cobas incroceranno le braccia per protestare contro il trasferimento del tfr dei lavoratori ai fondi pensione. Tra i motivi dello sciopero generale, la legge 30 e la privatizzazione della pubblica amministrazione, oltre al tema "caldo" delle pensioni. Secondo il sindacato autonomo, le proposte del governo su pensioni e precarietà "sono lontanissime dalle esigenze reali dei lavoratori", e lo sciopero generale "si rende necessario per fermare l'ulteriore attacco al sistema pensionistico pubblico e per bloccare il processo di privatizzazione delle pensioni". Sulle pensioni, la posizione dei Cobas è lontana anni luce dalla proposta negoziata tra Governo parti sociali: "lo scalone va abolito integralmente" Secondo gli autonomi, il "compromesso raggiunto dal governo Prodi-D'Alema-Bertinotti con Cgil-Cisl-Uil va respinto, in quanto prelude all'innalzamento dell'età pensionistica ad oltre 60 anni e al taglio dei coefficienti di rendimento", vale a dire un ennesimo abbassamento delle pensioni pubbliche che colpirà soprattutto i giovani e coloro che attualmente hanno fra i 40 e 50 anni.
Per questo le Organizzazioni sindacali extra-confederali Al-Cobas, Cub, Sdl-intercategoriale, Cib-Unicobas e Usi hanno proclamato uno sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l'intera giornata del 13 luglio.
Tra gli obiettivi degli autonomi la difesa ed il rilancio del sistema previdenziale pubblico, l'aggancio delle pensioni all'aumento del costo della vita, contro lo "scippo" del tfr e del tfs, il mantenimento dei 35 anni di contributi e dei 57 anni di età per la pensione, il ritorno al sistema retributivo a ripartizione, la separazione tra assistenza e previdenza, e, infine, l'abolizione del "truffaldino silenzio-assenso nel passaggio del tfr-tfs ai fondi pensione" e la possibilità di revoca dell'adesione ai fondi.
Tra le altre richieste, il tema "caldo" delle pensioni: i Cobas chiedono l'abolizione dello "scalone", e chiedono aumenti generalizzati dei livelli retributivi delle pensioni. Non solo pensioni, tra gli argomenti degli autonomi, ma anche la difesa della sicurezza del posto di lavoro, a partire dall'abolizione della legge 30 e della legge Treu che - secondo gli organizzatori dello sciopero - ha introdotto il precariato.
Anche il rinnvovo del contratto nazionale di lavoro nel pubblico e nel privato rientra negli obiettivi della protesta. I Cobas chiedono che siano all'altezza dei salari europei, contro il memorandum della Pubblica Amministrazione. Le risorse deriverebbero dai tagli delle spese militari, che "servono a finanziare le guerre", mentre i soldi stanziati per le spese militari dovrebbero "essere utilizzati per aumentare salari e pensioni".


30 giugno 2007 - Il Manifesto

13 luglio
I sindacati di base proclamano lo «stop»

No «scalone» In difesa della previdenza pubblica, contro l'ipotesi di «scalini» e la precarietà del lavoro, per la riduzione delle spese militari e di quelle per l'alta velocità
Quattro sindacati di base (tra cui la Cub e l'Sdl) proclamano uno sciopero generale per il rpossimo 13 luglio. Le proposte del governo su pensioni e precarietà sono considerate «assolutamente negative e lontanissime dalle esigenze dei lavoratori e dei pensionati». Si fa ertanto «appello a Rsu, comitati di lotta, altri sindacati di base, e quanti si sono già espressi pubblicamente per fermare l'ennesima controriforma pensionistica, a rompere gli indugi e passare dalle parole ai fatti, avviando un percorso condiviso verso lo sciopero generale». Lo sciopero generale è stato indetto: « per la difesa ed il rilancio del sistema previdenziale pubblico, l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive e contro lo scippo del Tfr, il mantenimento dei 35 anni di contributi e dei 57 anni di età per la pensione, il ritorno al sistema retributivo a ripartizione,la separazione tra assistenza e previdenza, la scomparsa del silenzio-assenso nel passaggio truffa del tfr ai fondi pensione e la possibilità di revoca dell'adesione ai fondi»; «contro "scaloni e scalini" e per aumenti dei livelli retributivi delle pensioni»; «per la difesa dello stato sociale (scuola, sanità, casa, ecc..)»; «per la redistribuzione del reddito, per salari europei e rinnovi contrattuali veri - per la democrazia nei luoghi di lavoro - la rappresentatività delle organizzazioni sindacali deve essere collegata ai voti e alle adesioni, i lavoratori devono decidere sugli accordi e sulle piattaforme»; «per il lavoro stabile e tutelato e il diritto al reddito e contro la precarietà, la legge 30 ed il pacchetto Treu»; «contro la guerra e per il taglio drastico delle spese militari e contro le basi»; «No TAV». Il giudizio è che «troppo è stato concesso alle imrpe». Come viene ricordato anche dal «Rapporto sullo Stato sociale 2007» (a cura del Dipartimento di economia pubblica dell'Università di Roma La Sapienza e del CRISS) «sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico, e non viceversa».


27 giugno 2007 - Il Manifesto

Rottura sfiorata ieri mattina tra governo e sindacati. In serata è iniziata la «no stop» finale
Le pensioni avvolte nella notte
Mistero fitto sulla proposta per «ammorbidire lo scalone». E grande reticenza sulle cifre, mentre altri ministri promettono sgravi Ici e miliardi per la Tav
di Francesco Piccioni

Roma - Non si era mai visto un governo arrivare all'ultimo giorno utile di una trattativa considerata di portata «storica» senza aver messo nero su bianco una proposta precisa sui punti più controversi. E' accaduto ieri mattina, quando a palazzo Chigi sono arrivati - prima - i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e poi, dopo le undici, tutti rappresentanti della altre parti sociali. Nel pomeriggio, improvvisamente, venivano di nuovo convocati per un «incontro informale», quasi un tentativo di evitare che il filo del dialogo si spezzasse. Una riunione che cambiava di segno col passare delle ore e che portava infine il presidente del consiglio, Romano Prodi, a considerare probabile «che questa notte troveremo un accordo, anche se ci sono ancora molti punti di differenza».
Il principale punto «scabroso» è notoriamente lo «scalone», il brusco innalzamento dell'età pensionabile da 57 a 60 anni (con 35 di contributi) previsto dalla «riforma Maroni» a partire dal primo gennaio 2008. Sindacati e sinistra di governo ne vogliono l'abolizione (come recita d'altronde il programma elettorale dell'Unione), mentre fin qui il governo «ufficiale» ha parlato di un «ammorbidimento», con la sua trasformazione in scalini. Il problema è che una proposta in tal senso non è neppure stata portata al tavolo della trattativa. E quando, ieri mattina, i sindacati si son visti riproporre l'ennesima relazione piena di concetti generici, ma senza dettagli e cifre sui punti di frizione, hanno preso su cappello e ne sono andati senza neppure passare in sala stampa per il consueto fuoco di fila delle domande.
Della «tensione» nel corso dell'incontro hanno così riferito tutti gli altri, ministro dell'economia compreso. Che però temperava la verificata asprezza delle divergenze («l'interlocuzione si fa più serrata quando una trattativa si avvicina al termine») con la previsione «che sia vicinissima l'occasione per un accordo straordinario». Guglielmo Epifani, raggiunto più tardi dai giornalisti, commentava quasi sarcastico: «vedo troppo ottimismo in giro». E ironizzava anche sulle «trattative fatte sui giornali», invece che al tavolo.
Le proposte illustrate dal ministro del lavoro, Cesare Damiano, e da Tommaso Padoa Schioppa erano palesemente identiche a quelle dei giorni precedenti. Così era per l'aumento dell'indennità di disoccupazione dal 50 al 60% dell'ultima retribuzione o le enfatizzatissime «misure per i giovani» (contributi figurativi per i periodi di non lavoro e modalità più economiche per il riscatto della laurea). Idem per i le pensioni minime da rivalutare; unica novità, su questo punto, il ritorno al recupero integrale dell'inflazione anche per chi percepisce da tre a cinque volte il minimo - tra i 1.300 e i 2.180 euro. Soprattutto, i due ministri parlavano della cifra a disposizione (2,5 miliardi) come se la giornata precedente - quella in cui lo stesso Padoa Schioppa aveva trovato «la quadra» dicendosi disponibile a indicare come obiettivo un rapporto deficit/Pil più alto (2,5%) di quello che sarebbe possibile già ora (2,1%), sulla base di conti pubblici mai così buoni.
Un breve accenno di Damiano ai «coefficienti di trasformazione» (sulla cui base si calcola l'importo effettivo dell'assegno pensionistico rispetto all'ultimo stipendio) faceva intendere che questo punto fosse di fatto superato, affidando a una commissione bilaterale il compito di ridefinirne i criteri (aspettativa di vita relazionata al mestiere e non a quella «media», numero degli immigrati inseriti annualmente al lavoro, ecc). Restavano aperte perciò la questione del mercato del lavoro (con il superamento della «legge 30» invocato da Rifondazione e Pdci, oltre da una buona parte dei sindacati) e il famigerato, inaggirabile, «scalone». Su cui però, incredibilmente, nessuno diceva una parola. Tranne che «superarlo costa».
Ed era evidente che questa reticenza sulle cifre cozzava frontalmente con le voci sempre più dettagliate sui contenuti del Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) da approvare entro domani. Diversi ministri parlavano di «sgravi Ici», decine di miliardi di investimenti nelle infrastrutture (tav e non solo): tutte cose che da sole costano molto più del «tesoretto» e della cancellazione dello «scalone». Insomma: un governo che si mostra esoso e taccagno con i lavoratori dipendenti si dice invece pronto a spendere per confortare altri interessi sociali. Inevitabile che l'accordo, a quel punto, cominciasse a sembrare una meta irrangiungibile.
In serata, invece, partiva davvero la «no stop», nell'estremo tentativo di raggiungere con Cgil, Cisl e Uil i termini generali di un'intesa che poi - stamattina - verrà presentata a tutti gli altri interlocutori (Confindustria, artigianato, Cub-RdB, ecc). La posta è alta e il merito della conclusione segnerà una lunga fase di relazioni industriali. L'esperienza induce a incrociare le dita: gli accordi notturni non sono mai stati buoni per i lavoratori italiani.

Le voci del dissenso
Sciopero generale e referendum

«Nella relazione del Ministro Damiano - secondo il coordinatore nazionale della Cub, Pierpaolo Leonardi - non c'è accenno al rilancio della previdenza pubblica e, al di là di una estemporanea iniziativa per le pensioni più basse, non si prevedono strumenti per agganciare le pensioni alle dinamiche retributive ed inflattive. Ammorbidito in più scalini rimane l'aumento dell'età pensionabile». Naturale la conseguenza: «se ci sarà accordo sulla scorta di quanto dichiarato oggi dal Governo, la Cub ritiene inevitabile lo sciopero generale per la data del prossimo 13 luglio».
Oltre 3.000 le firme sono state invece raccolte tra i lavoratori della Fiat di Mirafiori per chiedere che i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil tornino in assemblea nello stabilimento torinese prima di chiudere la vertenza sulle pensioni. Nel testo che accompagna la raccolta firme, i lavoratori, dopo aver ribadito il no ad «edulcorare» lo «scalone» e a ritoccare al ribasso i coefficienti di trasformazione, chiedono che qualsiasi ipotesi di accordo sulle pensioni venga sottoposto al voto dei lavoratori attraverso un referendum.


26 giugno 2007 - Ansa

PENSIONI: CUB; INCONTRI INCONCLUDENTI,SCIOPERO GENERALE 13/7

(ANSA) - MILANO, 26 GIU - «Le proposte negative del Governo sulle pensioni e sui cosiddetti ammortizzatori sociali distano mille miglia dalle esigenze di lavoratori e pensionati». Lo afferma all'Ansa la Confederazione unitaria di base (Cub) rendendo noto che il 13 luglio si svolgerà lo sciopero generale del sindacalismo di base proclamato nei giorni scorsi. L'obiettivo dell'astensione, che si svolgerà per tutto il giorno in tutta Italia, è «la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive e contro il passaggio del Tfr nei fondi pensione». Tra gli obiettivi la lotta per il lavoro stabile e la garanzia del reddito. La Cub, sottolinea il coordinatore nazionale Piergiorgio Tiboni, chiede «pensioni di buon livello per tutti con il ritorno al sistema retributivo a ripartizione». «Bisogna recuperare il potere d'acquisto perso dalle pensioni in questi anni - ha concluso Tiboni - e consentire di uscire dal lavoro dopo 35 anni di contributi o 60 anni di età. Infine la legge 30 e il pacchetto Treu, cioè forme legalizzate di precarietà, nelle proposte del Governo non saranno sostanzialmente modificate così come nell'esecutivo è del tutto assente la questione del sostegno al reddito per chi o non trova lavoro o lo perde».


26 giugno 2007 - Agi

PENSIONI: RDB-CUB, SCIOPERO GENERALE IL 13 LUGLIO

(AGI) - Roma, 26 giu. - "A meno di 72 ore dal varo del Dpef il Governo non ha ancora chiarito se intende reperire nuove risorse per le pensioni": lo ha dichiarato Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale CUB, all'uscita del tavolo di confronto fra Governo e parti sociali, che ritiene quindi inevitabile uno sciopero generale, fissato per il 13 luglio. "Nella relazione del Ministro Damiano non c'e' accenno al rilancio della previdenza pubblica, ed al di la' di una estemporanea iniziativa per le pensioni piu' basse non si prevedono strumenti per agganciare le pensioni alle dinamiche retributive ed inflattive. Ammorbidito in piu' scalini rimane l'aumento dell'eta' pensionabile; assente invece qualunque ipotesi di reddito sociale per i precari e per i disoccupati, che per la CUB rimane un punto fondamentale nel quadro della riforma degli ammortizzatori sociali", prosegue Leonardi. "Se ci sara' accordo sulla scorta di quanto dichiarato oggi dal Governo, la CUB ritiene inevitabile lo sciopero generale per la data del prossimo 13 luglio", conclude Leonardi.


26 giugno 2007 - Dire

PENSIONI. RDB-CUB: TROPPA CONFUSIONE, SCIOPERO GENERALE 13 LUGLIO

(DIRE) Roma, 26 giu. - "A meno di 72 ore dal varo del Dpef il Governo non ha ancora chiarito se intende reperire nuove risorse per le pensioni". Lo dichiara Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale CUB, all'uscita del tavolo di confronto fra Governo e parti sociali, sottolineando che "se ci sara' accordo sulla scorta di quanto dichiarato oggi dal Governo, la Cub ritiene inevitabile lo sciopero generale per la data del prossimo 13 luglio". Nella relazione del ministro Damiano "non c'e' accenno al rilancio della previdenza pubblica,- prosegue- ed al di la' di una estemporanea iniziativa per le pensioni piu' basse non si prevedono strumenti per agganciare le pensioni alle dinamiche retributive ed inflattive. Ammorbidito in piu' scalini rimane l'aumento dell'eta' pensionabile; assente invece qualunque ipotesi di reddito sociale per i precari e per i disoccupati, che per la CUB rimane un punto fondamentale nel quadro della riforma degli ammortizzatori sociali".

PENSIONI. CUB: SE GOVERNO NON CHIARISCE CI SARA' SCIOPERO 13/7
"ASSENTI IPOTESI DI REDDITO SOCIALE PER PRECARI E DISOCCUPATI".

(DIRE) Torino, 26 giu. - "Se ci sara' accordo sulla scorta di quanto dichiarato oggi dal governo, la Cub ritiene inevitabile lo sciopero generale per la data del prossimo 13 luglio". Questo e' quanto annuncia Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub, all'uscita del tavolo di confronto fra governo e parti sociali. "A meno di 72 ore dal varo del Dpef- spiega Leonardi- il governo non ha ancora chiarito se intende reperire nuove risorse per le pensioni. Nella relazione del ministro Damiano non c'e' accenno al rilancio della previdenza pubblica, e al di la' di una estemporanea iniziativa per le pensioni piu' basse non si prevedono strumenti per agganciare le pensioni alle dinamiche retributive e inflattive". Ammorbidito in piu' scalini rimane quindi, per il coordinatore nazionale Cub "l'aumento dell'eta' pensionabile; assente invece qualunque ipotesi di reddito sociale per i precari e per i disoccupati, che per la Cub- conclude Leonardi- rimane un punto fondamentale nel quadro della riforma degli ammortizzatori sociali".


26 giugno 2007 - Il Sole 24 Ore.com

I commenti di maggioranza e opposizione sulle pensioni
di Nicoletta Cottone

Favorevoli e contrari, scalini e scaloni. Mentre si lavora per raggiungere un accordo sulle pensioni, da maggioranza e opposizione emergono moltissimi pareri sulla riforma della previdenza. Ecco i commenti della giornata.
Sivio Berlusconi, leader della Casa delle libertà. Le ipotesi di accordo che vanno delineandosi sul tema delle pensioni, dice Berlusconi, sono un ulteriore, ultimo cedimento alle richieste della sinistra estrema. «A me fa piacere perchè quello che era nel nostro programma di aumentare le pensioni minime finalmente accade, ma negando quel rigore di cui la sinistra si era sempre vantata. Con noi sembrava che i conti fossero al disastro, si è verificato che non era vero, adesso hanno fatto la moltiplicazione dei miliardi e hanno aggiunto al tesoretto un bel pò di miliardi rispetto a quelli che c'erano prima. Veramente una gestione caotica, incoerente, in continuo cedimento rispetto alle richieste della sinistra estrema».
Isabella Bertolini, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera. «Dpef? Maggioranza ancora in stallo.Il Governo Prodi non governa. Ieri hanno fatto il gioco delle tre carte, altro che svolta sociale. Anche se il professore é il cameriere della sinistra comunista, la spaccatura nell'esecutivo sulle pensioni rimane».
Emma Bonino, ministro per le Politiche europee. Bisogna tenere conto di una riqualificazione della spesa che fornisca utili alla crescita. Rispondendo a una domanda dei giornalisti sulle misure allo studio del Governo in materia di pensioni ha detto: «Il tavolo è in corso. Quello che mi preoccupa è che semplicemente si tenga conto che le esigenze del Paese non sono solamente queste, ma anche quelle di ammortizzatori sociali per i giovani quando perdono il lavoro, insomma, di tenere conto di una riqualificazione della spesa che non può essere solo una spesa di questo tipo ma deve dare anche delle indicazioni che aiutino la crescita».
Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività produttive della Camera. «Sulle pensioni, siamo dinanzi all'ennesimo umiliante cedimento del Governo alla sinistra comunista e massimalista, oltre che ai veti del sindacato. Ma quel che è più grave è che le decisioni prese sono contro le nuove generazioni, ancora una volta sacrificate sull'altare della conservazione delll'esistente. L'unico modo per fare welfare, e, insieme, per garantire un futuro previdenziale ai più giovani sarebbe ripartire dalla proposta di legge Capezzone-Tabacci-Della Vedova-Urso.
Giampiero Catone, capogruppo vicario della Democrazia cristiana per le autonomie alla Camera. «Ci domandiamo a cosa serva l'accordo del governo con le parti sociali sui cosiddetti scalinì se all'interno della maggioranza persiste la linea oltranzista del Prc, che, attraverso il suo segretario, Franco Giordano, fa sapere "o si abolisce lo scalone o ci tiriamo indietro"».
Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria. Sulle pensioni «oggi aspettiamo il piano completo». L'importante, ha aggiunto Montezemolo «é che come da mesi tutti dicono si metta al centro la crescita perché é fondamentale per tutti».
Luigi D'Agrò, vicepresidente del gruppo Udc alla Camera. «Se le indiscrezioni in tema di sistema previdenziale dovessero risultare vere, l'Italia sarebbe l'unico Stato al mondo che, invece di alzare il limite dell'etá pensionabile, lo abbassa. Bel risultato per il secondo Paese più vecchio di tutti, che dovrebbe dare ben altre garanzie alle giovani generazioni».
Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei valori alla Camera. «La decisione di adottare una gradualitá sullo scalone ci pare la più corretta, perchè coniuga i diritti di chi va in pensione oggi, con quelli delle nuove generazioni che fanno il loro ingresso nel mondo del lavoro e devono sentirsi tutelati, potendo maturare pari diritti pensionistici».
Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista. Soddisfatto per la riforma dello scalone e l'innalzamento dell'età pensionabile di un solo anno? «No, noi abbiamo condiviso un programma in cui c'era scritto di abbattere lo scalone e questo dobbiamo fare».
Pierpaolo Leonardi. coordinatore nazionale Cub. «Se ci sarà accordo sulla scorta di quanto dichiarato oggi dal governo, la Cub ritiene inevitabile lo sciopero generale per la data del prossimo 13 luglio».
Gianni Pagliarini, presidente della Commissione Lavoro della Camera. Sulle pensioni «la partita resta aperta e difficile, e sullo scalone la maggioranza non dovrà tentennare, nel rispetto del programma e delle più che legittime aspettative dei lavoratori». Secondo Pagliarini «l'eventuale innalzamento dell'età non potrà che essere su base volontaria. Ma la questione previdenziale va oltre e attiene alla necessità di ricostruire e difendere il patto generazionale tra gli anziani e i giovani messo pesantemente in discussione dal centrodestra».
Marco Pannella, leader Radicali. «È una vergogna che, nel momento in cui l'età media si alza oltre la soglia dei 90 ani, si preveda l'obbligo di andare in pensione a 57, per fare i parassiti il resto della vita».
Romano Prodi, presidente del Consiglio dei ministri. Soddisfatto per l'accordo di ieri sera? «L'accordo si decide alla fine». Così il premier risponde alla Camera ai cronisti che gli chiedono una valutazione dell'intesa raggiunta ieri sera tra governo e sindacati.
Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana per le autonomie. «Dalla maggioranza le solite promesse. Sul Dpef e sulle pensioni l'accordo trovato nell'Unione è un falso accordo: si scioglierà come neve al sole. Una cosa è certa: la politica economica del governo svolta decisamente a sinistra. Verso la sinistra radicale».
Segreteria nazionale Cgil. Le «false indiscrezioni» sulle pensioni circolate sulla stampa negli ultimi giorni «non corrispondono ai contenuti e allo stato del confronto in atto» e la «confusione prodotta da questa disinformazione» mette «seriamente a rischio» l'esito della trattativa.
Pino Sgobio, capogruppo Pdci alla Camera. «Lo scalone, come da programma, va abolito. Il governo di centro-sinistra deve mettere in pratica ciò che ha promesso agli italiani».
Fabrizio Tomasselli, coordinatore nazionale del Sindacato dei lavoratori intercategoriale. Il Sindacato dei lavoratori intercategoriale ritiene «assolutamente necessaria una consistente rivalutazione economica delle pensioni più basse e ribadisce il proprio no a qualsiasi modifica peggiorativa dell'attuale sistema pensionistico pubblico».
Tiziano Treu, Antonello Cabras, Paolo Giaretta, Andrea Martella e Gianfranco Morgando, parlamentari dell'Ulivo, responsabili dei Dipartimenti Economici dei Ds e della Margherita. «Al governo ribadiamo la necessitá di consolidare i risultati ottenuti in tema di risanamento della finanza pubblica. È possibile farlo senza manovre aggiuntive a condizione che si controlliseriamente la spesa pubblica. Per questo è importante che la soluzione da raggiungere al tavolo di concertazione sulle pensioni non alteri questa linea».


25 giugno 2007 - Agipress

Pensione: la CUB proclama lo sciopero generale

Il Consiglio Nazionale della Confederazione Unitaria di Base, riunito a Firenze, ha accolto all’unanimità la proposta avanzata dai Coordinatori di proclamare lo Sciopero Generale Nazionale per la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, per l’aggancio delle pensioni alle dinamiche inflative e retributive, contro ogni ipotesi di accordo che aumenti l’età pensionabile e riduca il valore delle pensioni e lo scippo del TFR.
La durata e le modalità di effettuazione dello sciopero generale saranno decise dal Coordinamento nazionale della CUB non appena il Consiglio dei Ministri avrà definitivamente deliberato in ordine alle risultanze del confronto con le parti sociali, cui la CUB partecipa attivamente con proprie proposte.
Il Consiglio nazionale CUB ha anche lanciato un appello a tutte le organizzazioni dei lavoratori, al sindacalismo di base, alle RSU affinché in caso di accordo negativo si affianchino alla CUB nello sciopero generale.
"Se accordo ci sarà non potrà che essere al ribasso rispetto alla necessità di rilanciare il sistema previdenziale pubblico", ha affermato Pierpaolo Leonardi, uno dei sei Coordinatori Nazionali del maggiore sindacato di base italiano. "La CUB con questo sciopero sostiene il diritto a pensioni pubbliche dignitose per tutti, il ritorno al sistema retributivo a ripartizione, la garanzia della qualità delle prestazioni previdenziali/assistenziali attraverso il mantenimento e il rafforzamento dei tre enti maggiori (Inps Inpdap Inail), la fine della precarietà e dei contratti a perdere, la scomparsa del silenzio-assenso nel passaggio truffa del TFR ai Fondi pensione", ha concluso Leonardi.


25 giugno 2007 - La Repubblica

Il consiglio nazionale a Firenze
Sciopero Cub sulle pensioni

La Confederazione unitaria di base (Cub) ha proclamato uno sciopero generale per la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, per l´aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive, contro ogni ipotesi di accordo che aumenti l´età pensionabile e riduca il valore delle pensioni e contro lo «scippo» del Tfr.
Lo ha reso noto l´organizzazione sindacale dopo che il proprio Consiglio nazionale, riunito a Firenze con un centinaio di delegati, ha accolto all´unanimità la proposta avanzata dai coordinatori. La data della protesta deve essere ancora decisa.


25 giugno 2007 - Il Giornale

Pensioni, scavalcati a sinistra sindacati e governo verso la firma
di Antonio Signorini

Levico Terme (Trento) - Strette tra la concorrenza della politica che Raffaele Bonanni definisce «fannullona», pericolosa perché «crea solo divisione» e le pressioni dei lavoratori che proclamano scioperi e si accodano alla sinistra radicale, Cgil e la Cisl e Uil mettono fretta al governo. E, in particolare le prime due confederazioni sindacali, fanno capire di puntare ad un accordo in tempi brevi. Perché, come ha ripetuto più volte il segretario generale della Cisl durante la festa nazionale di Levico, se non si trova presto un’intesa sulle pensioni il primo a saltare è proprio il governo di Romano Prodi. Messaggio recepito dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta che dalla cittadina termale trentina ha parlato di un accordo «a portata di mano». Sullo scalone – ha annunciato - «adotteremo gradualità sia per la sostenibilità dei conti sia per la salvaguardia delle future pensioni dei giovani».
Ieri, dopo l’offensiva moderata per mettere un freno all’espansionismo della sinistra radicale, è stato il turno di Guglielmo Epifani, che - tirato in ballo dal presidente del Senato Franco Marini quando sabato, dallo stesso palco, aveva difeso il ministro Padoa-Schioppa - ha fatto intendere che se non si trova un accordo la colpa non è della Cgil. «Tocca al governo avanzare una proposta unitaria», ha detto, lasciando capire che la situazione non è cambiata molto rispetto a quando le tre confederazioni chiedevano al governo di parlare con una sola voce. A stonare questa volta è il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa che il giorno prima del tavolo «dà a tutti i giornali dei dati sui costi dell’abolizione dello scalone che a noi non erano mai stati presentati». E che, il giorno in cui il ministro del Lavoro Cesare Damiano presenta un piano sulle pensioni e sugli ammortizzatori sociali che ai sindacati piace, prende la parola per ultimo e rovina la festa dicendo in pratica che non ci sono soldi.
Acqua passato visto che Epifani ha scelto la festa Cisl di Levico per fare un’importante apertura: «Noi sappiamo benissimo che serve un compromesso avanzato, intelligente, che risponda alle richieste dei sindacati e dei lavoratori». Parole indispensabili alla vigilia dei giorni più importanti per la trattativa (oggi un incontro tecnico sulle minime e poi, domani, il tavolo vero e proprio), visto che sulle pensioni continuano gli scioperi delle singole federazioni e dei sindacati di base, come quello generale annunciato ieri dalla Cub.
Messaggio immediatamente colto dal premier Romano Prodi che ieri sera ha fatto filtrare la soddisfazione di Palazzo Chigi, assicurando soluzioni «concordate, condivise e logiche». Su quale sia il contenuto nessuno si sbilancia. Di quote Epifani non parla e nega tutte le indiscrezioni della stampa.
Tra i sindacalisti della Cisl e anche della Uil c’è malumore perché, in fondo – spiegano a microfoni spenti – lo scalone della Maroni era stato metabolizzato dai lavoratori. E nessuno si sarebbe accorto di nulla, se il governo non avesse promesso l’abolizione, creando in questi mesi aspettative altissime, prontamente recepite dagli iscritti che ora chiedono ai loro rappresentanti di rilanciare.
Preoccupazione forte anche nella Uil. Tanto che il segretario Luigi Angeletti in questi giorni ha assunto la posizione più intransigente. «Le mosse del sindacato – ha detto – saranno misurate rispetto all’atteggiamento del governo. Se ci saranno provvedimenti che danneggiano i lavoratori faremo sciopero». Ma anche con il sindacato laico gli spazi di trattativa ci sono. Ad esempio sulla definizione dei lavori usuranti da escludere da ogni penalizzazione. Oppure – e in questo caso la Uil incasserebbe una vittoria importantissima – sul fronte della detassazione degli aumenti in busta paga. Proposta in conflitto con quella di Confindustria che propone invece la decontribuzione o la detassazione degli straordinari.
Argomenti che ancora hanno un peso nel governo. E che spingono Bonanni a fare un accorato appello affinché chi ha dubbi su certi dettagli, se li faccia passare. Anche perché il governo ha fatto diverse concessioni ai sindacati, senza di fatto chiedere contropartite. «Non capisco tutti questi travagli, non chiudere sarebbe un segnale bruttissimo». Ci sono alcuni che «intorbidano le acque» ma il sindacato, assicura, «resterà con i piedi per terra».


25 giugno 2007 - Il Mattino

I NODI DELLA POLITICA
Epifani apre sulle pensioni, accordo vicino
Si va verso gli scalini e le quote Divergenze sulla soglia la Uil minaccia lo sciopero
di GIUSY FRANZESE

Roma - Se non fosse per quella parola - sciopero - pronunciata dal leader della Uil, Luigi Angeletti, si potrebbe dire che stavolta attorno all’intesa sulle pensioni non ci sono più dubbi. Un accordo basato sul superamento dello scalone, la sua sostituzione con uno scalino (58 anni più 35 di contributi) dal 2008 e, poi, dal 2010 l’introduzione del sistema delle quote (mix età più contributi). Si tratta ancora sul dove si dovrà fermare l’asticella: i sindacati chiedono «quota 95» (ad esempio 60 anni di età e 35 di contributi, ma anche 59 anni e 36); il governo vorrebbe portarla un po’ più su, a quota 96. A Palazzo Chigi, comunque, sono convinti che alla fine Angeletti - soprattutto se Cgil e Cisl - diranno di sì, non potrà che accodarsi. Lo pensa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che in queste ultime settimane ha svolto il ruolo di grande mediatore cercando di «smussare gli spigoli», anche quelli del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. «L’accordo è a portata di mano. Sono molto ottimista, siamo a una settimana decisiva: federalismo fiscale, accordo sul sistema delle tutele, pensioni, Dpef» dice Letta. E non sembrano solo parole di maniera. Letta le pronuncia a Levico Terme (Trento), dove la Cisl ha tenuto una due giorni di lavoro, riunendo anche gli altri due leader sindacali e il direttore generale di Confindustria. In pratica le stesse persone che negli ultimi due round sulla concertazione a Palazzo Chigi hanno poi tenuto importanti vertici ristretti. Non è difficile immaginare, quindi, che anche a Levico ci sia stata la possibilità, al di là degli incontri ufficiali, di schiarirsi vicendevolmente le idee. Di certo da Palazzo Chigi in serata fanno sapere che Prodi confida nel «clima nuovo». E di certo sia il leader Cisl che quello Cgil, ieri - con diverse sfumature - hanno detto che l’intesa non solo è possibile, ma è anche vicina. A sbilanciarsi di più è Bonanni: «L’accordo si deve fare. Non capisco tutti queste travagli. È vero c’è poco, ma è meglio poco che niente. E comunque ci sono le risorse per gli ammortizzatori sociali e la contrattazione di secondo livello. Bisogna dare alla gente segnali positivi». Già sabato lo stesso leader della Cisl aveva esplicitato il suo assenso agli scalini. Ma anche il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, dichiara di essere pronto ad «un compromesso intelligente». «Il primo passo - sottolinea - tocca al Governo, noi siamo impegnati a superare lo scalone, a fare un accordo migliore possibile per la nostra gente, per i lavoratori ed i pensionati». Naturalmente Epifani sa bene che sulla strada ci potrebbe ancora essere l’ostacolo Padoa-Schioppa: «Fino ad oggi la rigidità di Padoa-Schioppa è stata un problema. Implicita la richiesta a Prodi di trovare una via d’uscita. A marcare le distanze dalle ipotesi in campo rimane, quindi, nel sindacato (Confindustria continua a ritenere che lo scalone deve rimanere e basta) solo il numero uno della Uil, Luigi Angeletti: «Se ci saranno provvedimenti che danneggeranno i lavoratori, faremo ciò che fa un sindacato: sciopero». La Uil è per l’abolizione tout court dello scalone, con l’innalzamento dell’età solo su base volontaria e attraverso incentivi. Una proposta troppo costosa. Non è escluso, invece, che il governo dia il via libera agli incentivi per chi, a requisiti raggiunti, decida di restare al lavoro. Gli incentivi non sarebbero sullo stipendio, ma sull’assegno pensionistico. Stamane, in attesa dell’incontro ufficiale a Palazzo Chigi di domani, i sindacati terranno con il governo, una riunione informale sulla rivalutazione delle pensioni basse. Sul tavolo Prodi ha messo 1,3 miliardi di euro, dichiarando di voler aumentare l’assegno a due milioni di pensionati. Si va verso l’aumento dell’assegno per chi attualmente riceve una pensione, dovuta al versamento di contributi, inferiore ai 500 euro. L’aumento non sarà uguale per tutti, ma varierà a seconda degli anni di contributi. Intanto i Cub (confederazioni unitarie di base) ieri hanno proclamato una giornata di sciopero generale con modalità ancora da definire.


25 giugno 2007 - Il Giornale

Pensioni, scavalcati a sinistra sindacati e governo verso la firma
di Antonio Signorini

Levico Terme (Trento) - Strette tra la concorrenza della politica che Raffaele Bonanni definisce «fannullona», pericolosa perché «crea solo divisione» e le pressioni dei lavoratori che proclamano scioperi e si accodano alla sinistra radicale, Cgil e la Cisl e Uil mettono fretta al governo. E, in particolare le prime due confederazioni sindacali, fanno capire di puntare ad un accordo in tempi brevi. Perché, come ha ripetuto più volte il segretario generale della Cisl durante la festa nazionale di Levico, se non si trova presto un’intesa sulle pensioni il primo a saltare è proprio il governo di Romano Prodi. Messaggio recepito dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta che dalla cittadina termale trentina ha parlato di un accordo «a portata di mano». Sullo scalone – ha annunciato - «adotteremo gradualità sia per la sostenibilità dei conti sia per la salvaguardia delle future pensioni dei giovani».
Ieri, dopo l’offensiva moderata per mettere un freno all’espansionismo della sinistra radicale, è stato il turno di Guglielmo Epifani, che - tirato in ballo dal presidente del Senato Franco Marini quando sabato, dallo stesso palco, aveva difeso il ministro Padoa-Schioppa - ha fatto intendere che se non si trova un accordo la colpa non è della Cgil. «Tocca al governo avanzare una proposta unitaria», ha detto, lasciando capire che la situazione non è cambiata molto rispetto a quando le tre confederazioni chiedevano al governo di parlare con una sola voce. A stonare questa volta è il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa che il giorno prima del tavolo «dà a tutti i giornali dei dati sui costi dell’abolizione dello scalone che a noi non erano mai stati presentati». E che, il giorno in cui il ministro del Lavoro Cesare Damiano presenta un piano sulle pensioni e sugli ammortizzatori sociali che ai sindacati piace, prende la parola per ultimo e rovina la festa dicendo in pratica che non ci sono soldi.
Acqua passato visto che Epifani ha scelto la festa Cisl di Levico per fare un’importante apertura: «Noi sappiamo benissimo che serve un compromesso avanzato, intelligente, che risponda alle richieste dei sindacati e dei lavoratori». Parole indispensabili alla vigilia dei giorni più importanti per la trattativa (oggi un incontro tecnico sulle minime e poi, domani, il tavolo vero e proprio), visto che sulle pensioni continuano gli scioperi delle singole federazioni e dei sindacati di base, come quello generale annunciato ieri dalla Cub.
Messaggio immediatamente colto dal premier Romano Prodi che ieri sera ha fatto filtrare la soddisfazione di Palazzo Chigi, assicurando soluzioni «concordate, condivise e logiche». Su quale sia il contenuto nessuno si sbilancia. Di quote Epifani non parla e nega tutte le indiscrezioni della stampa.
Tra i sindacalisti della Cisl e anche della Uil c’è malumore perché, in fondo – spiegano a microfoni spenti – lo scalone della Maroni era stato metabolizzato dai lavoratori. E nessuno si sarebbe accorto di nulla, se il governo non avesse promesso l’abolizione, creando in questi mesi aspettative altissime, prontamente recepite dagli iscritti che ora chiedono ai loro rappresentanti di rilanciare.
Preoccupazione forte anche nella Uil. Tanto che il segretario Luigi Angeletti in questi giorni ha assunto la posizione più intransigente. «Le mosse del sindacato – ha detto – saranno misurate rispetto all’atteggiamento del governo. Se ci saranno provvedimenti che danneggiano i lavoratori faremo sciopero». Ma anche con il sindacato laico gli spazi di trattativa ci sono. Ad esempio sulla definizione dei lavori usuranti da escludere da ogni penalizzazione. Oppure – e in questo caso la Uil incasserebbe una vittoria importantissima – sul fronte della detassazione degli aumenti in busta paga. Proposta in conflitto con quella di Confindustria che propone invece la decontribuzione o la detassazione degli straordinari.
Argomenti che ancora hanno un peso nel governo. E che spingono Bonanni a fare un accorato appello affinché chi ha dubbi su certi dettagli, se li faccia passare. Anche perché il governo ha fatto diverse concessioni ai sindacati, senza di fatto chiedere contropartite. «Non capisco tutti questi travagli, non chiudere sarebbe un segnale bruttissimo». Ci sono alcuni che «intorbidano le acque» ma il sindacato, assicura, «resterà con i piedi per terra».


24 giugno 2007 - Apcom

PENSIONI/ CUB PROCLAMA LO SCIOPERO GENERALE, LAVORATORI CON NOI
Data e durata astensione lavoro sarà deciso dopo voto Cdm su Dpef

Firenze, 24 giu. (Apcom) - Il Consiglio Nazionale della Confederazione Unitaria di Base, riunito a Firenze, ha accolto all'unanimità la proposta avanzata dai Coordinatori di proclamare lo Sciopero Generale Nazionale "per la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, per l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflative e retributive, contro ogni ipotesi di accordo che aumenti l'età pensionabile e riduca il valore delle pensioni e lo scippo del TFR".
La durata e le modalità di effettuazione dello sciopero generale saranno decise dal Coordinamento nazionale della CUB "non appena - si legge in una nota - il Consiglio dei Ministri avrà definitivamente deliberato in ordine alle risultanze del confronto con le parti sociali, cui la CUB partecipa attivamente con proprie proposte".I l Consiglio nazionale CUB ha anche lanciato "un appello a tutte le organizzazioni dei lavoratori, al sindacalismo di base, alle RSU affinché in caso di accordo negativo si affianchino alla CUB nello sciopero generale".
"Se accordo ci sarà non potrà che essere al ribasso rispetto alla necessità di rilanciare il sistema previdenziale pubblico", ha affermato Pierpaolo Leonardi, uno dei sei Coordinatori Nazionali del maggiore sindacato di base italiano. "La CUB con questo sciopero sostiene il diritto a pensioni pubbliche dignitose per tutti, il ritorno al sistema retributivo a ripartizione, la garanzia della qualità delle prestazioni previdenziali/assistenziali attraverso il mantenimento e il rafforzamento dei tre enti maggiori (Inps Inpdap Inail), la fine della precarietà e dei contratti a perdere, la scomparsa del silenzio-assenso nel passaggio truffa del TFR ai Fondi pensione", ha concluso Leonardi.


24 giugno 2007 - Ansa

PENSIONI: CUB PROCLAMA SCIOPERO GENERALE

(ANSA) - MILANO, 24 GIU - La Confederazione unitaria di base (Cub) ha proclamato uno sciopero generale per la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, per l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive e retributive, contro ogni ipotesi di accordo che aumenti l'età pensionabile e riduca il valore delle pensioni e contro lo «scippo» del Tfr. Lo ha reso noto all'Ansa l'organizzazione sindacale dopo che il proprio Consiglio nazionale, riunito ieri a Firenze con un centinaio di delegati, ha accolto all'unanimità la proposta avanzata dai coordinatori. La durata e le modalità di effettuazione dell'astensione saranno decise dal coordinamento nazionale «non appena il Consiglio dei Ministri avrà definitivamente deliberato in ordine alle risultanze del confronto con le parti sociali, cui la Cub partecipa attivamente con proprie proposte». Il Consiglio nazionale Cub ha anche lanciato un appello a tutte le organizzazioni dei lavoratori, al sindacalismo di base, alle Rsu affinchè in caso di accordo negativo prendano parte allo sciopero. «Se accordo ci sarà non potrà che essere al ribasso rispetto alla necessità di rilanciare il sistema previdenziale pubblico - ha affermato Pierpaolo Leonardi, uno dei sei coordinatori nazionali della Cub -. Con questo sciopero sosteniamo il diritto a pensioni pubbliche dignitose per tutti, il ritorno al sistema retributivo a ripartizione, il sostegno al reddito, la garanzia della qualità delle prestazioni previdenziali-assistenziali attraverso il mantenimento e il rafforzamento dei tre enti maggiori (Inps, Inpdap e Inail), la fine della precarietà e dei contratti a perdere, la scomparsa del silenzio-assenso nel passaggio truffa del Tfr ai Fondi pensione».


24 giugno 2007 - Agi

PENSIONI: CUB PROCLAMA LO SCIOPERO GENERALE

(AGI) - Roma, 24 giu. - Il Consiglio Nazionale della Confederazione Unitaria di Base (Cub), riunito a Firenze, ha accolto all'unanimita' la proposta avanzata dai Coordinatori di proclamare lo sciopero generale nazionale "per la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, per l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflative e retributive, contro ogni ipotesi di accordo che aumenti l'eta' pensionabile e riduca il valore delle pensioni e lo scippo del Tfr". La durata e le modalita' di effettuazione dello sciopero generale, si legge in una nota, saranno decise dal Coordinamento nazionale della Cub "non appena il Consiglio dei Ministri avra' definitivamente deliberato in ordine alle risultanze del confronto con le parti sociali, cui la Cub partecipa attivamente con proprie proposte". Il Consiglio nazionale Cub ha anche lanciato un appello a tutte le organizzazioni dei lavoratori, al sindacalismo di base, alle Rsu affinche' in caso di accordo negativo si affianchino alla Cub nello sciopero generale. "Se accordo ci sara', non potra' che essere al ribasso rispetto alla necessita' di rilanciare il sistema previdenziale pubblico - ha affermato Pierpaolo Leonardi, uno dei sei Coordinatori Nazionali - la Cub con questo sciopero sostiene il diritto a pensioni pubbliche dignitose per tutti, il ritorno al sistema retributivo a ripartizione, la garanzia della qualita' delle prestazioni previdenziali/assistenziali attraverso il mantenimento e il rafforzamento dei tre enti maggiori (Inps Inpdap Inail), la fine della precarieta' e dei contratti a perdere, la scomparsa del silenzio-assenso nel passaggio truffa del Tfr ai Fondi pensione".


24 giugno 2007 - Adnkronos

PENSIONI: LA CUB PROCLAMA LO SCIOPERO GENERALE

Roma, 24 giu. (Adnkronos) - Il Consiglio Nazionale della Confederazione Unitaria di Base, riunito a Firenze, ha accolto all'unanimità la proposta avanzata dai Coordinatori di proclamare lo Sciopero Generale Nazionale per «la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, per l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflative e retributive, contro ogni ipotesi di accordo che aumenti l'età pensionabile e riduca il valore delle pensioni e lo scippo del Tfr», si legge in una nota sindacale. «La durata e le modalità di effettuazione dello sciopero generale saranno decise dal Coordinamento nazionale della CUB non appena il Consiglio dei Ministri avrà definitivamente deliberato in ordine alle risultanze del confronto con le parti sociali, cui la CUB partecipa attivamente con proprie proposte. Il Consiglio nazionale CUB ha anche lanciato un appello a tutte le organizzazioni dei lavoratori, al sindacalismo di base, alle RSU affinchè in caso di accordo negativo si affianchino alla CUB nello sciopero generale», continua la nota. «Se accordo ci sarà non potrà che essere al ribasso rispetto alla necessità di rilanciare il sistema previdenziale pubblico -ha affermato Pierpaolo Leonardi, uno dei sei Coordinatori Nazionali del maggiore sindacato di base italiano- la CUB con questo sciopero sostiene il diritto a pensioni pubbliche dignitose per tutti, il ritorno al sistema retributivo a ripartizione, la garanzia della qualità delle prestazioni previdenziali/assistenziali attraverso il mantenimento e il rafforzamento dei tre enti maggiori (Inps Inpdap Inail), la fine della precarietà e dei contratti a perdere, la scomparsa del silenzio-assenso nel passaggio truffa del Tfr ai Fondi pensione», ha concluso Leonardi.

''Dare le risposte migliori possibili alle attese della gente"
Pensioni, Epifani: ''Serve un compromesso intelligente''
Il segretario della Cgil: ''Se si farà un accordo ci impegneremo in una consultazione con i lavoratori, altrimenti vedremo il da farsi''. Bonanni (Cisl): ''Ci sarà un'intesa condivisa da tutti''. Angeletti (Uil): ''Le nostre mosse saranno misurate sull'atteggiamento dell'esecutivo''. Letta: ''Ottimista, in queste settimane potremo prendere decisioni''. Beretta: ''Sullo scalone non c'è bisogno di intervenire''. La Cub proclama lo sciopero generale

Trento, 24 giu. (Adnkronos/Ign) - "Serve un compromesso avanzato, intelligente che risponda però alle richieste del sindacato e dei lavoratori''. Lo ha sottolineato in riferimento alla questione pensioni il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani da Levico Terme, in provincia di Trento, intervenendo alla festa di chiusura della Festa della Cisl. ''Il primo passo tocca al governo - ha precisato -, serve un accordo che dia risposte migliori possibili alle attese della gente, c'è troppa confusione, troppo malessere".
''Faremo - ha aggiunto - l'accordo migliore possibile per lavoratori e pensionati. Noi adesso siamo impegnati a fare l'accordo. Se ci sarà poi noi ci impegneremo in una consultazione con i lavoratori e se invece non si farà vedremo il da farsi''. Quanto ai dati della Ragioneria sui rischi per i conti pubblici che sono stati diffusi Epifani ha detto: ''E' chiaro che Padoa-Schioppa deve tener conto dei numeri, ma un accordo non si fa solo con questo e non si fa se non si capiscono i problemi e le richieste''.
Fiducioso nell'esito della trattativa tra governo e parti sociali il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. ''Ci sarà un accordo condiviso da tutti. Noi vogliamo farlo - ha ribadito da Levico Terme -. E se c'è chi dice di essere pronto a un compromesso va ancora meglio. Non chiudere l'accordo sarebbe bruttissimo Non capisco tutti questi travagli. Bisogna dare alla gente segnali positivi''. ''Bisogna fare presto e chiudere'', ha aggiunto Bonanni. ''Siamo stufi ha proseguito - di una politica insufficiente e fannullona. La legge Maroni scatterà dal prossimo 1 gennaio 2008 e prevede che si andrà in pensione a 60 anni, quindi se riuscissimo ad ammorbidire lo scalone sarebbe bene per tutti''.
Ma il segretario della Uil Luigi Angeletti avverte: ''Le mosse del sindacato saranno misurate rispetto all'atteggiamento del governo. Se ci saranno provvedimenti che danneggeranno i lavoratori, faremo quello che fa un sindacato: sciopero", facendo intendere che il suo sindacato rimane scettico sull'ipotesi di chiusura dell'accordo prima della presentazione del Dpef.
''Ci sembra - ha aggiunto - che ci siano ancora difficoltà e su molti aspetti. Vogliamo che ciò che il governo dice sia applicato: detassazione degli aumenti contrattuali, libertà di scelta su quando andare in pensione e incentivi per chi decide di restare al lavoro. Questo è il nostro obiettivo". La Uil è pronta a trattare, ma la trattativa, ha aggiunto Angeletti, "si fa in due modi: facendo i conti con la calcolatrice o facendo le scelte spostando le risorse da una parte o da un'altra. Le due cose insieme non si possono fare".
Da parte sua il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta si dice ottimista. "E' necessario arrivare a un'intesa che affronti i problemi dei pensionati di oggi e che sia utili per i giovani - ha detto intervenendo alla chiusura dei dibattiti a Levico Terme -. Sono ottimista che in queste settimane potremo prendere importanti decisioni per i cittadini, sugli ammortizzatori, sul Dpef e sulle pensioni". "Ci sono troppi giovani - ha concluso Letta - che vivono, tra co.co.co e co.co.pro, vivono in una condizione di insicurezza. Per questo, noi dobbiamo dare loro delle garanzie, siamo davanti a squilibri inaccettabili".
In particolare sullo scalone si è soffermato oggi il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta. ''Non c'è bisogno di intervenire, modificando la situazione esistente - è l'opinione di Beretta -. Importante è non aggravare la finanza pubblica''. Il dg ha confermato di essere assolutamente contrario a ''mandare in pensione un lavoratore a 57-58 anni, quando l'aspettativa di vita è di 82. Significa - ha spiegato - sprecare una risorsa per l'azienda, ma anche per la persona stessa''.
Intanto il Consiglio Nazionale della Confederazione Unitaria di Base, riunito a Firenze, ha accolto all'unanimità la proposta avanzata dai coordinatori di proclamare lo sciopero generale nazionale, con durata e modalità ancora da stabilire, per ''la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, per l'aggancio delle pensioni alle dinamiche inflative e retributive, contro ogni ipotesi di accordo che aumenti l'età pensionabile e riduca il valore delle pensioni e lo scippo del Tfr'', si legge in una nota sindacale.